giovedì 31 dicembre 2020

RESOCONTO STENOGRAFICO di "Semina di odioh" n. (ind.) del 30/12/2020 - dopo l'intervento in Senato, Presidente Alberto Bagnai

Ci tengo a riportare il testo scritto di questo video, come di altri, perché ritengo importante mantenere nella memoria del "www" ("dannato www!" cit. Elioelst) alcune parole fondamentali per comprendere le dinamiche politiche, economiche e sociali odierne. "Verba volant, scripta manent", io aggiungerei: "Il www ricorda."



(qui link video YT)

"Mi sembra del tutto chiaro che, al di là della connaturata mancanza di senso dell'ironia e del congenito analfabetismo funzionale che può aver portato a, forse, fraintendere un passaggio del mio discorso di oggi, i motivi di certi attacchi strumentali devono essere ricondotti necessariamente al fatto che finalmente sono stati messi a verbale di un ramo del Parlamento i numeri di una catastrofe, e la catastrofe non è il covid. Il covid è ovviamente un evento molto grave, è ovviamente una catastrofe anch'esso, ma la catastrofe cui io accennavo era quella di cui non si doveva parlare mentre si stava svolgendo, e rispetto alla quale il covid, nella sua tragicità, ha fornito un utile scappatoia, perché ha consentito ai responsabili di uno stato delle cose disastroso, di sfuggire alle proprie responsabilità prendendo, per motivo di una catastrofe di ordine naturale, quei provvedimenti che si sarebbero tranquillamente dovuti prendere per motivo di una catastrofe interamente man made, cioè di origine umana, come l'ha definita Stiglitz, quindi mi sarà consentito di definirla così anche a me. E quello che evidentemente sfugge, e che evidentemente dava fastidio, e dà fastidio, e mi rendo conto che dia fastidio, nel discorso che ottenuto oggi al Senato, è il dato che tutti ignorano o vogliono ignorare, cioè che anche prima del covid la crisi in cui eravamo immersi per il modo in cui era gestita, stava durando più del doppio, in termini ovviamente di depressione economica di tempo fra la caduta e la risalita del PIL, più del doppio della crisi, certo di natura completamente diversa, ma altrettanto certamente di natura molto peggiore e molto più distruttiva, come i due principali eventi bellici del secolo scorso. In entrambi i casi il recupero del PIL in Italia ha richiesto dieci anni, mentre noi ci avremmo forse messo 21 anni a ritornare al livello del PIL del 2007, se non fosse intervenuta questa ulteriore catastrofe naturale. Per quello che possiamo capire adesso, con l'intervento di questa catastrofe naturale, i tempi per tornare al PIL del 2007 si allungano, si allungano ancora e si allungano quasi a, diciamo, nelle statistiche che se la semplice e  il grossolano scenario che vi ho proposto, che è uno scenario grossolano, perché nulla, diciamo, ci consente di legittimare scientificamente come particolarmente robusto uno scenario basato sul tasso di crescita degli ultimi vent'anni, ma il tasso di crescita degli ultimi vent'anni per definizione è quello che noi abbiamo potuto ottenere all'interno di un certo insieme di regole quindi, senza voler dare crismi di particolare scientificità a questo esercizio, certo è che con il tasso di crescita medio che siamo riusciti a ottenere dal '99 al 2019 ci vorrebbero adesso, non più altri due, ma altri 38, in totale sarebbero trentotto gli anni per tornare al livello del 2007. E capite che questo è oggettivamente un grosso problema: significa avere sostanzialmente perso due generazioni, perché attenzione tornare al livello del 2007 non significa dire la crisi è finita. Perché se noi non so nel 2042 saremo al PIL del 2007 - o quello che è - se dovremo arrivare agli anni '40 del secolo per ritornare agli anni zero del secolo in termini di PIL, intanto ritengo molto improbabile che la popolazione italiana possa sopportare questo livello di stress economico senza che dei gravi disordini sociali si manifestino, e in secondo luogo quando anche la straordinaria pazienza, tenacia, il carattere, la tempra del popolo italiano gli consentisse di sopportare questo stress, resterebbe sempre il fatto che ritornare al livello del 2007 in qualche punto degli anni quaranta o primi anni 50 di questo secolo, non vorrebbe dire essere fuori dalla crisi, vorrebbe dire aver perso appunto 38 anni. Allora, qui dobbiamo dobbiamo capirci: c'è radicalmente qualcosa che non va, e quella qualcosa che non va lo sappiamo che cos'è, lo sappiamo che cos'è, lo abbiamo descritto, c'è un dibattito scientifico, negli altri Paesi c'è anche un dibattito sui media, come sapete. In particolare tutto l'insieme delle regole fiscali, nate per combattere l'inflazione, evitando eccessi di domanda e misurando però il potenziale di offerta di beni con dei criteri assolutamente astrusi come media storica del PIL passato, questo, ne abbiamo parlato nel blog, se siete su Twitter, c'è un economista austriaco piuttosto efficace nel descriverlo che è Philipp Heimberger. Questo modo di disciplinare la politica fiscale facendo riferimento al prodotto potenziale, è questo che ci ha totalmente privato di crescita. Ma attenzione, fra l'altro qui anche c'è una cosa che va anche chiarita, cioè noi siamo stati il Paese che è cresciuto di meno, ma il secondo Paese cresciuto di meno prima della crisi, ricordo a tutti che era la Germania, cioè questa cosa non ha fatto bene né a noi né a loro - ovviamente in misure diverse, insomma, il discorso è ampio se ve l'ho dovuto spiegare in due libri da 400 pagine è chiaro che non posso spiegarvelo in una diretta da un quarto d'ora -. Ma il punto su cui vorrei insistere è quello del dato, cioè, attenzione, perché il covid rischia di falsare la nostra prospettiva in un modo particolarmente insidioso: in primo luogo perché rischia di farci pensare che prima le cose andassero bene, e no prima le cose bene non andavano, non risulta che le cose andassero bene prima, prima le cose andavano abbastanza male, tanto male che - torno a dire - eravamo sott'acqua con la prospettiva di restarci sostanzialmente, per altri sostanzialmente 20 anni sotto al livello del PIL del 2007, quindi le cose non andavano bene e non dobbiamo dimenticarci, perché altrimenti abbiamo una prospettiva falsata, e il secondo modo in cui questa crisi sanitaria, ed economica conseguentemente, falsa la nostra prospettiva è quello di offrire agli artefici del disastro economico che era precedente, la scappatoia di dire che la colpa è del virus, e invece non è del virus, o per meglio dire non è solo del virus. E se noi adesso entriamo per l'ennesima volta nella logica dell'urgenza, nella logica del fate presto, nella logica delle riforme, se noi ricominciamo a nutrirci di questo pensiero magico, se noi non facciamo la vera riforma strutturale, che è la riforma delle regole europee che hanno impedito a noi e ad altri di crescere, se noi non facciamo questa, che l'unica vera riforma strutturale che ci serve, poi dopo sulle altre si può discutere, ma che questa sia necessaria è indiscutibile, andiamo incontro a difficoltà che non saranno più confinabili alla sfera dell'economico, ma investiranno necessariamente la sfera del sociale, la sfera dell'ordine pubblico, la sfera dei rapporti internazionali anche. Però tutto questo è talmente ovvio che nessuno sembra volerlo stare a sentire e anche gli ordini di grandezza coinvolti in questo ragionamento sono in tutta evidenza ignoti alle persone, no? E' chiaro che quando ci fu il passaggio del fronte l'Italia venne rasa al suolo nella seconda guerra mondiale e che quindi il crollo del PIL dall'inizio fino al punto più basso fu di oltre il 45 per cento, noi non abbiamo a che fare con un fenomeno simile, il punto più basso forse lo abbiamo raggiunto quest'anno e sarà di meno 9 per cento, non di meno 45 per cento. Ma è anche chiaro che ci siamo privati di una serie di strumenti che possono consentire la nostra economia di ripartire, e un dibattito su questo tema non sembra annunciarsi all'orizzonte. Era già stato aperto un prima della crisi pandemica un tavolo, una conferenza sul futuro dell'Europa, eccetera eccetera, però, al di là dei toni sempre insomma abbastanza retorici, questa retorica sempre abbastanza vuota - ma a mio personale avviso insomma... - non è che fosse chiarissimo, diciamo, non si segnalava in modo netto l'esistenza di un qualche progetto di cambiamento della governance, d'altra parte, perdonatemi, che la governance non la si voglia cambiare è nelle cose ed è nei fatti: qui nessuno vi sta dicendo per esempio - a parte i pochi altri per esempio sulla verità questo viene detto - nessuno vi sta dicendo che i contributi a fondo perduto del recovery plan, più esattamente della Recovery and Resilience Facility saranno saldamente iscritti all'interno della procedura del semestre europeo, cioè il six pack e il Two Pack sono vivi e lottano insieme a noi, o più esattamente lottano contro di noi. Tutto quel balletto di regole, di verifiche. D'altra parte uno dice "beh ti danno i soldi è anche giusto che controllino l'uso che ci fai", sì il ragionamento in questo senso fila, ma il problema è che alla fine qualcuno magari capirà o si porrà il tema di capire se quei soldi invece non converrebbe tenerseli invece di darli per riaverli indietro, con allegato le istruzioni per l'uso, e di tenersi in quei normali soldi che abbiamo, che viaggiano senza un manuale di istruzioni per l'uso, no?, perché questo poi è il punto fondamentale. E la verità è che purtroppo qui c'è un problema culturale profondo che riguarda anche noi, e che ha una sua dignità e una sua fondatezza, ed è l'idea di un pezzo importante delle élite italiane che gli italiani non siano in grado di badare a se stessi, che tendenzialmente sprecherebbero i soldi che gli vengono assegnati, non so se avete sentito il discorso oggi di un importante leader della maggioranza in Senato, no?, c'era questo tema: "io non parteciperò al più grande spreco", e che quindi occorra il tutore, la balia. Per carità non è che manchino aneddoti e anche dati per confortare questa tesi, ma d'altra parte può uno statista accettare che il suo Paese in qualche modo sia destinato a vivere per sempre sotto tutela?, perché questo è il punto. Lo stesso eminente leader del centrosinistra in aula ha detto "fate presto, fate presto, presto e bene!" - che raro viene, ma lui non lo sa... - "fate presto, perché poi dopo i cancelli dell'Europa potrebbero chiudersi", ma scusate tanto: ma noi possiamo accettare di partecipare a un progetto politico in cui l'apertura e la chiusura dei cancelli li dobbiamo subire come un dato esogeno indipendente dal nostro interesse, indipendente dalla nostra situazione oggettiva, voglio dire noi per partecipare a questo bello spettacolo, per assistere a questo bello spettacolo, perché non sempre partecipiamo, ma già per assistere paghiamo un signor biglietto di alcuni miliardi l'anno, no?, quindi voglio dire... A me ha veramente colpito il passaggio fatto in aula secondo cui "dobbiamo sbrigarci perché poi, se l'Europa decide", cioè un progetto politico che dovrebbe avere una sua dimensione democratica e che quindi dovrebbe in qualche modo avere dei meccanismi di condivisione delle decisioni, viene presentato come una divinità orientale così dispotica, capricciosa, che se decide chiude i rubinetti e noi dobbiamo accettarlo e anzi dobbiamo fare presto per evitare che arrivi quel momento. Al di fuori delle metafore qui c'è un tema che è del tutto evidente: come ho sottolineato in aula, il punto non è quanto dura la sospensione delle regole, o per meglio dire, qui c'è un aspetto che tutti vogliono ignorare e che è determinante, ovvero di chi deciderà quando le regole si applicheranno, il punto è di non ricominciare ad applicare delle regole che hanno fallito per 20 anni, se lo si vorrà fare sarà, mi vuole dirlo, perché capisco che queste parole possono dar fastidio a qualcuno, ma sarà un'evidente dichiarazione di guerra, perché in un certo senso chi sono stati i vincitori e perdenti di quelle regole si sa, a tal punto che i vincitori si sono scusati con i perdenti quando hanno avuto paura di un contraccolpo politico, cioè quando hanno avuto paura sostanzialmente di noi, della lega, d'accordo?, se ne sono scusati dicendo "ah scusate l'austerità è stato un errore". Quindi chi sono le vittime di questo gioco si sa, allora se ricominci a giocarlo è perché puoi rifare delle vittime. Ma queste riflessioni che secondo me sono abbastanza banali anche, credo, lecite in un dibattito politico, nessuno le fa, nessuno le fa, e noi assistiamo al paradosso di vedere banchieri centrali olandesi, politici belgi, politici tedeschi, che si pongono il problema di come le regole ci hanno danneggiato, e che si pongono loro nella nostra ottica, chiedendosi come possono venirci incontro per, in qualche modo, compensare questo stato delle cose che fra regole fiscali moneta unica ci danneggia, loro si pongono il problema e i nostri governanti che quando gli fai notare che l'insieme della governance ha prodotto questi bei risultati, beh cominciano ad abbaiare, come avete visto, avrete visto, vedrete, starete venendo. E non so, io onestamente, lo dico con con un grande, con grande dolore, perché sapete che cerco di vedere sempre il mio Paese e di valorizzarlo positivamente, ma se devo analizzarlo sulla base della qualità del dibattito che qui si sta svolgendo, e, devo dire che questo è dibattito è malsano, è un dibattito malsano. Io mi chiedo perché il nostro paese non possa avere un dibattito sano come quello che, grazie ai media digitali, vediamo svolgersi in altri Paesi dove le cose si possono dire, qua invece ci sono delle cose che non si possono dire, e questo diciamo così non è il viatico né verso una situazione politica stabile, né verso una situazione economica prospera. Però questo è il tempo in cui si è dato vivere, alla fine il 2020 lo lasciamo dietro le spalle credo abbastanza volentieri, anche qui su scala storica insomma ci sono stati anni molto molto peggiori, non è neanche il caso di fare esempi per evitare che si scatenino strane sensibilità dall'una o dall'altra parte, questo non significa che dobbiamo relativizzare tutto, non significa che va tutto bene, no, non va tutto bene dobbiamo continuare a restare attenti e dobbiamo difendere però, prima di ogni altra cosa, la nostra libertà, soprattutto la nostra libertà, soprattutto della nostra libertà di espressione, perché poi guardate, io mi rendo conto che, che ne so, molti di voi si sono resi conto che qualcosa non andava quando è arrivata la mascherina, che onestamente, diciamo, non voglio scatenare questo dibattito, ma come dire, che qualcosa non andasse era sufficientemente chiaro anche prima a chi aveva aperto un dibattito qui in Italia, e il problema è che se ti viene impedito di parlare, d'accordo?, nessuna, nessuna libertà potrà essere difesa nel momento in cui si aggredisce la libertà di espressione, del pensiero. Questo è, diciamo, credo che sia abbastanza intuitivo, però nel caso non lo fosse pensateci su, magari scrivetemi quello che ne pensate, ma ecco diciamo voglio porre delle gerarchie fra diritti e fra libertà, ma pensateci un attimo sopra. Vabbè adesso vado che ho due riunioni."


------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


"Questo modo di disciplinare la politica fiscale facendo riferimento al prodotto potenziale, è questo che ci ha totalmente privato di crescita."


"E' chiaro che quando ci fu il passaggio del fronte l'Italia venne rasa al suolo nella seconda guerra mondiale e che quindi il crollo del PIL, dall'inizio fino al punto più basso, fu di oltre il 45 per cento. Noi non abbiamo a che fare con un fenomeno simile, il punto più basso forse lo abbiamo raggiunto quest'anno, e sarà di meno 9 per cento, non di meno 45 per cento. Ma è anche chiaro che ci siamo privati di una serie di strumenti che possono consentire la nostra economia di ripartire, e un dibattito su questo tema non sembra annunciarsi all'orizzonte."


"Il covid, nella sua tragicità, ha fornito un utile scappatoia, perché ha consentito ai responsabili di uno stato delle cose disastroso, di sfuggire alle proprie responsabilità, prendendo per motivo di una catastrofe di ordine naturale, quei provvedimenti che si sarebbero tranquillamente dovuti prendere per motivo di una catastrofe interamente 'man made', cioè di origine umana, come l'ha definita Stiglitz."


"Allora, qui dobbiamo capirci: c'è radicalmente qualcosa che non va, e quella qualcosa che non va lo sappiamo che cos'è, lo sappiamo che cos'è, lo abbiamo descritto, c'è un dibattito scientifico, negli altri Paesi c'è anche un dibattito sui media, come sapete. In particolare tutto l'insieme delle regole fiscali, nate per combattere l'inflazione, evitando eccessi di domanda e misurando però il potenziale di offerta di beni con dei criteri assolutamente astrusi come media storica del PIL passato."


"E se noi adesso entriamo per l'ennesima volta nella logica dell'urgenza, nella logica del fate presto, nella logica delle riforme, se noi ricominciamo a nutrirci di questo pensiero magico, se noi non facciamo la vera riforma strutturale, che è la riforma delle regole europee che hanno impedito a noi e ad altri di crescere, se noi non facciamo questa, che l'unica vera riforma strutturale che ci serve, poi dopo sulle altre si può discutere, ma che questa sia necessaria è indiscutibile, andiamo incontro a difficoltà che non saranno più confinabili alla sfera dell'economico, ma investiranno necessariamente la sfera del sociale, la sfera dell'ordine pubblico, la sfera dei rapporti internazionali anche."


"D'altra parte, perdonatemi, che la governance non la si voglia cambiare è nelle cose ed è nei fatti: qui nessuno vi sta dicendo per esempio - a parte pochi altri, per esempio sul "la verità" questo viene detto - nessuno vi sta dicendo che i contributi a fondo perduto del recovery plan, più esattamente della Recovery and Resilience Facility saranno saldamente iscritti all'interno della procedura del semestre europeo, cioè il six pack e il Two Pack sono vivi e lottano insieme a noi, o più esattamente lottano contro di noi."


"E la verità è che purtroppo qui c'è un problema culturale profondo che riguarda anche noi, e che ha una sua dignità e una sua fondatezza, ed è l'idea di un pezzo importante delle élite italiane che gli italiani non siano in grado di badare a se stessi, che tendenzialmente sprecherebbero i soldi che gli vengono assegnati"


"Può uno statista accettare che il suo Paese in qualche modo sia destinato a vivere per sempre sotto tutela?"


"Ma noi possiamo accettare di partecipare a un progetto politico in cui l'apertura e la chiusura dei cancelli li dobbiamo subire come un dato esogeno indipendente dal nostro interesse, indipendente dalla nostra situazione oggettiva, voglio dire noi per partecipare a questo bello spettacolo, per assistere a questo bello spettacolo, perché non sempre partecipiamo, ma già per assistere paghiamo un signor biglietto di alcuni miliardi l'anno, no?"


"Cioè un progetto politico che dovrebbe avere una sua dimensione democratica e che quindi dovrebbe in qualche modo avere dei meccanismi di condivisione delle decisioni, viene presentato come una divinità orientale così dispotica, capricciosa, che se decide chiude i rubinetti e noi dobbiamo accettarlo e anzi dobbiamo fare presto per evitare che arrivi quel momento."


"Come ho sottolineato in aula, il punto non è quanto dura la sospensione delle regole, o per meglio dire, qui c'è un aspetto che tutti vogliono ignorare e che è determinante, ovvero di chi deciderà quando le regole si applicheranno, il punto è di non ricominciare ad applicare delle regole che hanno fallito per 20 anni, se lo si vorrà fare sarà, mi duole dirlo, perché capisco che queste parole possono dar fastidio a qualcuno, ma sarà un'evidente dichiarazione di guerra, perché in un certo senso chi sono stati i vincitori e perdenti di quelle regole si sa, a tal punto che i vincitori si sono scusati con i perdenti quando hanno avuto paura di un contraccolpo politico, cioè quando hanno avuto paura sostanzialmente di noi, della lega, d'accordo?, se ne sono scusati dicendo "ah scusate l'austerità è stato un errore". Quindi chi sono le vittime di questo gioco si sa, allora se ricominci a giocarlo è perché puoi rifare delle vittime"


"Ma queste riflessioni che secondo me sono abbastanza banali anche, credo, lecite in un dibattito politico, nessuno le fa, nessuno le fa, e noi assistiamo al paradosso di vedere banchieri centrali olandesi, politici belgi, politici tedeschi, che si pongono il problema di come le regole ci hanno danneggiato, e che si pongono loro nella nostra ottica, chiedendosi come possono venirci incontro per, in qualche modo, compensare questo stato delle cose che fra regole fiscali moneta unica ci danneggia, loro si pongono il problema e i nostri governanti che quando gli fai notare che l'insieme della governance ha prodotto questi bei risultati, beh cominciano ad abbaiare, come avete visto, avrete visto, vedrete, starete venendo."


"Però questo è il tempo in cui si è dato vivere [...] questo non significa che dobbiamo relativizzare tutto, non significa che va tutto bene, no, non va tutto bene dobbiamo continuare a restare attenti e dobbiamo difendere però, prima di ogni altra cosa, la nostra libertà, soprattutto la nostra libertà, soprattutto della nostra libertà di espressione, perché poi guardate, io mi rendo conto che, che ne so, molti di voi si sono resi conto che qualcosa non andava quando è arrivata la mascherina, che onestamente, diciamo, non voglio scatenare questo dibattito, ma come dire, che qualcosa non andasse era sufficientemente chiaro anche prima a chi aveva aperto un dibattito qui in Italia, e il problema è che se ti viene impedito di parlare, d'accordo?, nessuna, nessuna libertà potrà essere difesa nel momento in cui si aggredisce la libertà di espressione, del pensiero."


mercoledì 30 dicembre 2020

RESOCONTO STENOGRAFICO IN CORSO DI SEDUTA - DISCUSSIONE LEGGE DI BILANCIO SENATO - DICHIARAZIONE DI VOTO SENATORE ALBERTO BAGNAI

qui stenografico in corso di seduta.

qui video dell'intervento


BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, farò solo un breve passaggio per sottolineare che l'aperto disprezzo che il Presidente del Consiglio dimostra per le istituzioni non ci stupisce, perché è parente stretto, ad esempio, di quel disprezzo che dimostrò per la cultura quando parlò di artisti che ci fanno divertire, come un monarca, come un sovrano del Medioevo. (Applausi). Forse considera anche noi dei giullari, ma lasciamo perdere.
L'ultima volta l'ho presa un po' larga; questa volta - me ne scuso - la prenderò larghissima e sarò anche un po' noiosetto. Vi dirò delle cifre, perché occorrerà anche mettere agli atti queste cifre, e alla fine dell'anno, cui ci siamo ridotti con la legge di bilancio, mi sembra un'ottima occasione simbolica per tirare una riga. Parto dal 28 giugno 1914, quando Gavrilo Princip assassinò l'arciduca Francesco Ferdinando, con le conseguenze che ricorderete. Mi limito a dirvi un dettaglio: il PIL italiano quell'anno fece un tuffo del meno 5,4 per cento. Ci vollero dieci anni perché il valore del 1913 venisse raggiunto e recuperato nel 1923, dopo aver toccato nel 1915 un minimo di 115 miliardi. In dieci anni recuperammo.
Seconda puntata. In un afflato europeista, il 1° settembre 1939 la Germania invase la Polonia, perseguendo a modo suo - che nel frattempo è cambiato nelle forme, ma non nella sostanza, come vedremo - l'obiettivo di una unificazione del Continente, a suo uso e consumo. Quello che accadde dopo ce lo ricordiamo tutti, e anche qui mi limito un dettaglio. Il PIL italiano nel 1939 crebbe di un gagliardo 6,3 per cento, ma poi le cose cambiarono per ovvi motivi, e si giunse a un minimo di 107 miliardi nel 1945 (quasi la metà). Anche in questo caso, però, bastarono dieci anni per raggiungere e superare il livello di partenza: nel 1949 il PIL italiano arrivò 201 miliardi.
E ci avviciniamo ad oggi. Nel 2007 scoppiò negli Stati Uniti quella crisi finanziaria che poi raggiunse la sua fase acuta, come ricordiamo, il 15 settembre 2008, quando le Lehman Brothers portò i libri in tribunale. Nel 2007, il nostro PIL era di 1.795 miliardi.
Qui però devo deludere i miei amici progressisti, quelli che a scuola, quando la professoressa spiegava Leopardi, erano un po' distratti: nonostante le magnifiche sorti e progressive, questa volta dieci anni non sono bastati per recuperare. Nel 2017 eravamo ancora del 5 per cento sotto il livello del 2007, a 1.704 miliardi e dodici anni dopo, nel 2019, l'anno scorso - un anno che, guardato con gli occhi di oggi ci sembra quasi normale - eravamo ancora sotto del 4 per cento, a 1.726 miliardi. Quanto ci sarebbe voluto, nel 2019, a tornare al livello pre-crisi? Al tasso medio di crescita che l'Italia ha registrato fra il 1999 e il 2019, pari allo 0,45 per cento, si sarebbe dovuto aspettare il 2028, cioè 21 anni, più del doppio di quanto era occorso per recuperare in occasione degli eventi bellici del XX secolo, per raggiungere e superare il livello pre-crisi del 1997. Vengo al punto. Quando qui oggi qualcuno si intenerisce sui cosiddetti errori del passato, sull'austerità che - signora mia - fa tanto male alla crescita, la mia sensazione è che non sappia proprio di che cosa si sta parlando. Questi dati lo illustrano: le regole europee hanno raddoppiato il nostro tempo di recupero, hanno prolungato, hanno raddoppiato le nostre crisi, di qualsiasi natura, portandole da dieci a vent'anni. (Applausi). Ora voi siete qui, ispirati naturalmente dal vostro ideologo, che come ho già avuto modo di dirvi non è Karl Marx, ma Alberto Sordi, a raccontarci che «A me m'ha bloccato la malattia». Sarà, ma seguendo il vostro discorso, quello che ci ha bloccati, la malattia, non è il Covid, ma è, dal 1997, l'adozione del Patto di stabilità e crescita, quindi è un'altra malattia. È l'austerità europea, è la governance economica europea, è il semestre europeo, sì, proprio quello stesso semestre che dovrà gestire i soldi del recovery. Come potrà andare a finire? Ora voi siete tutti costretti a dire quanto noi dicevamo nel 2012, cioè che l'austerità è un errore. La mia domanda è se c'era bisogno del Covid per accorgersene, quindi per sospendere le regole. La risposta è nei dati che vi ho fornito ed è no. Chi voleva vederlo lo avrebbe già potuto vedere, era già chiaro che qualcosa non andava, ma ragioniamo adesso sulle conseguenze del Covid, pro futuro. Le ultime previsioni della Banca d'Italia dicono che quest'anno faremo il -9 per cento, un buco di 155 miliardi che ci porterà intorno a 1.571 miliardi, cioè torneremo ai valori precedenti alla malattia, perché nel 1998 il PIL italiano era più o meno lì, a 1.574 miliardi, e poi ci sarà il rimbalzo. Certo, il rimbalzo doveva essere del 6 per cento e oggi la Banca d'Italia lo quota al 3,5 per cento, ma solo se non ci sarà una crisi finanziaria, se il commercio mondiale riprenderà, se, se, se...L'unico dato che abbiamo è la crescita media che riusciamo a fare con queste regole, lo 0,45 per cento e a questo tasso di crescita annua dovremo aspettare il 2045 per rivedere il livello del PIL del 2007, cioè 38 anni. Sono 28 anni persi, quasi due generazioni. Questo è lo scenario più plausibile che ci aspetta. Voi direte che ora le regole sono sospese, ora abbiamo la pioggia di miliardi, una grande opportunità, che si faccia presto. Mai sentita questa esortazione? Ragioniamo sulla sospensione. Perché le regole venissero sospese non è bastato che danneggiassero il nostro Paese al punto di raddoppiare la durata della sua crisi, ma è dovuto succedere qualcosa che oltre a noi mettesse in difficoltà la potenza egemone, quella stessa potenza che le regole, i trattati, i contratti li applica e li disapplica a suo piacimento, nella vostra indifferenza. Voi, intanto, avete alimentato, con i vostri "intellettuali" e con i vostri media, una narrazione abietta, che colpevolizzava il popolo italiano per un fallimento che altro non era che la leale adesione a regole assurde di cui voi oggi dovete riconoscere l'assurdità. E gli altri intanto come si regolavano? Vi faccio un esempio. Quando la Germania, a giugno di quest'anno, ha deciso di procedere indennizzando i costi fissi delle imprese, non ha chiesto permessi, l'autorizzazione europea è arrivata dopo, a ottobre, con la quarta modifica del quadro temporaneo di aiuti, ma intanto il Governo tedesco aveva agito. (Applausi). Noi non lo critichiamo per questo, sareste voi a doverlo fare, voi che siete così babbalei da credere all'Europa della solidarietà, voi che continuate a credere che la difesa dell'interesse nazionale sia deprecabile perché il bene del tutto per voi giustifica sempre il male delle parti, che sia la Grecia o che sia - peggio ancora - la vostra parte, l'Italia.
Vi faccio un altro esempio. Avete letto l'allegato alla COM n. 4192 del 2020, la decisione della Commissione che stabilisce la strategia vaccinale europea? L'articolo 7, rubricato «Obbligo di non negoziare separatamente», recita: «Firmando questo accordo gli Stati membri confermano la loro partecipazione alla procedura e acconsentono a non lanciare procedure nazionali per anticipare l'acquisto di vaccini dagli stessi produttori». A occhio è esattamente ciò che la Germania non ha fatto secondo concordi fonti di stampa. (Applausi). Anche per questo noi non diamo torto alla Germania; diamo torto a chi ciancia di Europa cambiata, di grande prova di solidarietà, senza voler affrontare il nodo della questione, che non è quello della sospensione, ma quello del totale ripensamento delle regole. È tutto in questa storia di ordinaria subalternità il motivo per cui gli italiani che noi ci onoriamo di rappresentare non hanno fiducia in voi. È per il vostro rifiuto di confrontarvi con la realtà, per la vostra incapacità di rivendicare pari dignità per il nostro Paese, per l'aperto disprezzo che avete dimostrato verso di loro, verso gli italiani.
Anziché parlare di miliardi - che in gran parte non ci sono e che, se ci saranno, dovranno comunque essere restituiti, dopo essere stati gestiti secondo le regole che hanno distrutto la nostra economia - anziché ringhiare come cani attorno a un osso per spartirvi il prestito che arriverà, lasciando chiudere le aziende e fallire le imprese che poi dovranno ripagarlo (cosa che ben vi guardate dal dire), dovreste porvi qui e in Europa l'unica domanda urgente che abbia senso porsi oggi: come cambiare la governance economica europea e cosa fare se questo dovesse rivelarsi impossibile. Tale operazione di verità vi è, però, preclusa per motivi non etici, ma etologici. Voi preferite continuare a tirare a campare di rinvio in rinvio: meglio un sussidio domani che la dignità oggi! Questa è la cifra della vostra politica. (Applausi).
È per questo che il Gruppo cui mi onoro di appartenere vi nega oggi e vi negherà finché non cambierete atteggiamento la sua fiducia. (Applausi).

Recovery Fund: cambia la logica Europea? Alcuni stralci dalla semina di Alberto Bagnai.

qui video.

"Cosa cambia in questa logica? In questa logica con il Recovery, e quindi con il cosiddetto fondo perduto, cioè con questi 60 miliardi in più di fondi europei in sette anni, sono 65 in sette anni, diciamo un po' meno di 10 miliardi di fondi europei in più in sette anni, che cosa cambia? Cambia che oltre alla condizionalità che è propria di tutti i fondi europei, che è insita nel fatto che i soldi te li danno se ci fai quello che ti dicono loro, cioè se la tua richiesta si conforma a un bando che esprime degli obiettivi e quindi degli indirizzi politici, no? Oltre a questo c'è un secondo livello di controllo, che è il fatto di essere iscritti nel semestre europeo, vale a dire che oltre al fatto di chiederli con un bando a valle, a monte devi, come Paese, fare una richiesta complessiva che entra in un determinato piano, che è il piano nazionale di ripresa e resilienza che viene presentato insieme al progetto nazionale di riforma, che è uno di quei documenti che fanno parte della ritualità del cosiddetto semestre europeo, che è quella struttura diciamo concettuale di, in teoria coordinamento, in pratica condizionamento delle politiche nazionali, introdotta al tempo del Fiscal Compact con il Six Pack, il Two Pack, e tutte quelle cose che qualcuno ricorderà. Una cosa che dal punto di vista del coordinamento non ha funzionato, tant'è che da quando esiste il divario è oggettivo, che il divario fra paesi del nord e del sud Europa non si è ricomposto."

domenica 20 dicembre 2020

GIUSEPPE LITURRI a libertadipensieromdn sul NEXT GENERATION.

"Evitare il Next Generation è l'ultima opportunità per salvare questo Paese."

Giuseppe Liturri

GIUSEPPE LITURRI a libertadipensieromdn sul NEXT GENERATION.

(Ancora qui il video di libertadipensieromdn; qui la CLIP dell'intervento).

Eccomi, allora, i temi posti da Sebastien anche da te in questa introduzione sono tantissimi. Una prima considerazione di sistema: il Next Generation è l'ultima opportunità, anzi evitare il Next Generation è l'ultima opportunità per salvare questo Paese - la metto giù pesante stasera, così finalmente mettiamo le cose in chiaro in modo definitivo - e l'approvazione del Next Generation costituirà la definitiva fine economica del nostro Paese, il definitivo asservimento economico del nostro Pese, cioè siamo su un crinale decisivo secondo me. Dopo queste affermazioni che possono risultare un po' dogmatiche, porto due elementi rapidissimi: il regolamento che disciplina il cosiddetto Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, che è il cuore del Next Generation, il Next Generation è di 750 mld, questo dispositivo è di 672, quindi la gran parte, questo regolamento è uscito dal trilogo finalmente venerdì sera - credo -; io ho avuto la possibilità di consultare le bozze emendate dal trilogo già, avevo già consultato la bozza consultato la bozza emendata dalla Commissione il 6 ottobre, pardon emendata dall'EcoFin il 6 ottobre: signori, la parola "semestre europeo" "raccomandazioni specifiche" "sana gestione finanziaria" "adesione alle regole di bilancio", ricorrono decine e decine di volte. E' il grimaldello, il Next Generation, è il grimaldello per imporre le regole del semestre europeo, le regole del Patto di Stabilità, le regole del Fiscal Compact, tutto quello strumentario per imporlo finalmente in modo efficace, perché fino a ieri quelle erano parole nel vuoto, non c'era un meccanismo sanzionatorio, anche la procedura di infrazione era un BAU BAU - e ce ne siamo accorti -. Da oggi ci saranno quei soldi, e quei soldi ci saranno negati se non faremo alla lettera quello che c'è scritto - ripeto - nelle "Raccomandazioni Paese", e nei Regolamenti, il 1176 e il 1446 del '97, i due regolamenti che sono il Patto di Stabilità. Quindi basta con le mezze parole, noi con quello strumento finiremo definitivamente sotto chiave, non ci sarà più possibilità. Questa è la sintesi politica, poi quella tecnica dei numeri, del dare e dell'avere, potremo farla più avanti. Chiudo con un'altra considerazione: le priorità, questo cambiamento climatico e questo tema della transizione digitale, sono le priorità che la Germania aveva già scritto nel proprio Documento di Bilancio, quindi il Next Generation è un formidabile strumento per far sì che quelle loro priorità vengano imposte a tutti i 27 Paesi, e in parte anche finanziate - perché pur essendo probabilmente la Germania un contributore netto al Next Generation, comunque avrà anche la Germania dei sussidi - non sono le nostre priorità. Transizione ambientale, transizione digitale per il 57%. Proprio stasera, un attimo fa prima di collegarmi leggevo un allegato del Regolamento che disciplina il modo in cui questa percentuale del 57% sarà raggiunta. Amici: è una follia, è una follia solo capire come ci entreremo in questo 57%. Mi fermo qua.

EDITORIALE SBASTIEN COCHARD 19/12/2020 (NEXT GENERATION UE - IDEOLOGIA)

 EDITORIALE SBASTIEN COCHARD 19/12/2020 (NEXT GENERATION UE - IDEOLOGIA)


(qui video di libertàdipensieromdn, Antonello sta portando avanti un lavoro di divulgazione ammirevole, così anche per gli ospiti fissi: Giuseppe Liturri (La Verità-StartMag), Fabio Dragoni (La Verità-Nicolaporro.it), Musso (Atlantico Quotidiano), Sebastien Cochard)


Vorrei dedicare un po 'di tempo all'ideologia sottostante - e all'agenda appena nascosta. Ascoltate ad esempio il discorso di presentazione di "Next Generation EU" pronunciato il 27 maggio da Ursula Von der Leyen davanti al Parlamento europeo: "Lo strumento "Next Generation EU" investirà nella riparazione del nostro tessuto sociale, proteggerà il nostro mercato unico, aiuterà il riequilibrio finanziario in Europa. E mentre che intraprendiamo queste azioni, dobbiamo anche muoverci ad alta velocità verso un futuro verde, digitale e resiliente. Questo è il futuro della prossima generazione europea. Questa generazione che è connessa al livello globale e si sente responsabile per il nostro mondo, il nostro pianeta. Con una chiara visione della promozione della dignità umana e dello stato di diritto. Determinati a rendere le autorità pubbliche più responsabili delle loro azioni contro i cambiamenti climatici. Guidati dall'idealismo europeista.” Fine della citazione. E, in effetti, la priorità è verde e digitale. Cito ora il sito web della Commissione europea: "La facilità di ripresa e resilienza offre un'opportunità senza precedenti per accelerare l'impegno per la doppia transizione verde e digitale. La Commissione valuterà i piani nazionali (che devono essere istituito per poter ricevere finanziamenti) con riguardo ai seguenti obiettivi: - Ogni piano di ripresa e resilienza dovrebbe destinare un minimo del 37% della spesa a questioni legate al clima. - Ogni piano di ripresa e resilienza deve destinare un minimo del 20% della spesa ad iniziative volte a favorire la transizione digitale." Di cosa si tratta ? Si tratta di mettere in pratica il programma dei Davoscratici, che vedono nelle drammatiche conseguenze economiche e sociali dei lockdowns, imposti con il pretesto del Covid, una "opportunità". L'opportunità del "grande reset", come dice Klaus Schwab, l'organizzatore del Davos. L'opportunità di fare piazza pulita delle ultime vestigia sopravvissute dell'economia tradizionale, spazzate dai lockdowns. Piccoli artigiani, piccole imprese familiari, industrie tradizionali, tutto questo sta scomparendo ad alta velocità e deve essere sostituito, secondo i Davoscratici, da individui intercambiabili incatenati quotidianamente a casa, davanti al proprio schermo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per rendere sempre più ricci gli azionisti delle multinazionali della silicon valley. Ci stiamo dirigendo direttamente verso l'umanità rappresentata nel film The Matrix. Quanto al clima, si tratta di una truffa planetaria, un enorme diversivo, mai visto nella storia, delle priorità politiche nazionali con il pretesto di un'emergenza inventata. Perché tutti dovrebbero sapere che non c'è riscaldamento globale : questo è il motivo per cui il termine "riscaldamento globale" è stato abbandonato e sostituito dal "cambiamento climatico" negli ultimi anni. Grazie a questa emergenza inventata da zero e imposta a tutti, i globalisti hanno una scusa pronta per intervenire negli affari interni di tutte le nazioni, e per imporre le proprie regole a tutti, Stati oltre che individui, che sono dettati come vivere quotidianamente con il pretesto di lottare per il clima. Tutto questo si riflette nel discorso di Von der Leyen. L'attuale generazione deve essere spazzata via, inviata nell'oblio della storia, perché la "prossima generazione" sarà "globalmente connessa e responsabile del nostro pianeta". Accelerare la fine degli Stati, la fine delle nazioni, la fine della nostra identità e della nostra cultura: questo è il piano della "prossima generazione dell'UE". Sebastien Cochard

venerdì 18 dicembre 2020

INTERVENTO PRESIDENTE BAGNAI COMMISSIONI RIUNITE I e II per la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130 (Immigrazione)

A suo avviso, da un punto di vista economico, la sinistra italiana, pur ispirata da ideali socialisti e umanitari, si è consegnata al neoliberismo, rinunciando alla riflessione sulla redistribuzione funzionale del reddito.

Alberto Bagnai

INTERVENTO PRESIDENTE BAGNAI COMMISSIONI RIUNITE I e II per la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130 (Immigrazione)

(Qui lo stenografico)(qui "l'audiolibro" del Presidente Bagnai del "Complesso di Orfeo" di Michéa, dove viene narrato il declino della sinistra e la conseguente subordinazione al capitalismo. "In una parola: come è entrato il lupo liberale nell'ovile socialista?" [da amazon, descrizione del libro]).


Il senatore BAGNAI (L-SP-PSd'Az) sottolinea l'inadeguatezza della sinistra italiana di fronte al tema dell'immigrazione, sebbene il fenomeno determini effetti negativi proprio sulle fasce sociali maggiormente sprovviste di tutela, che le forze politiche progressiste ritengono di difendere. A suo avviso, da un punto di vista economico, la sinistra italiana, pur ispirata da ideali socialisti e umanitari, si è consegnata al neoliberismo, rinunciando alla riflessione sulla redistribuzione funzionale del reddito. Dovrebbe riprendere, invece, i temi della lotta di classe e della difesa del lavoro, per favorire la ricostruzione e crescita del Paese.

Quanto alla gestione dei flussi migratori, ritiene che i progressisti abbiano subito l'iniziativa e l'atteggiamento coerente della Lega. A suo avviso, l'esistenza delle frontiere ha un significato e un valore che non si può disconoscere: piuttosto che porsi il problema della tutela del migrante, occorre considerare la necessità di offrire adeguata protezione al cittadino italiano, che potrebbe ricevere un danno proprio dalla presenza degli immigrati.

Ritiene necessario tenere conto, infine, che il salvataggio di vite in mare può comportare l'eventualità che, oltre a chi scappa da guerre e persecuzioni, con eterogenesi dei fini, sia salvato anche lo stesso persecutore.

mercoledì 16 dicembre 2020

INTERVENTO PRESIDENTE BORGHI IN COMMISIONE V SULLA DISCUSSIONE DEGLI EMENDAMENTI DELLA LEGGE DI BILANCIO 16/12/2020

INTERVENTO PRESIDENTE BORGHI IN COMMISIONE V SULLA DISCUSSIONE DEGLI EMENDAMENTI DELLA LEGGE DI BILANCIO 16/12/2020

(qui resoconto intero)

Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’emendamento Garavaglia 195.3, volto a sopprimere l’articolo 195 del provvedimento, replica al collega Pastorino sottolineando che la scelta di stampare carta moneta ha alla base una valutazione politica e che la carta moneta stampata dalla Banca Centrale non è stata sottratta dalle « tasche di nessuno » così come non costituisce il debito delle future generazioni. Rileva invece che la scelta di prevedere una tassazione patrimoniale ha senso soltanto se si è in presenza di grandi disuguaglianze. Nell’evidenziare che i cittadini italiani che hanno potuto accumulare dei risparmi lo ha fatto sostenendo il peso di una delle tassazioni più « rapaci », stigmatizza il fatto che adesso si proponga di colpire con una imposta patrimoniale quella classe media che è sempre stata il motore dell’Italia. A suo avviso demonizzando la proprietà e i risparmi con atteggiamenti pauperistici si aumenta il rischio di povertà nel nostro Paese.

RESOCONTO STENOGRAFICO DI SEMINA - BAGNAI 16/12/2020 "Strano come la pandemia vista dall'alto sembri una redistribuzione dei redditi"

RESOCONTO STENOGRAFICO DI SEMINA - BAGNAI 16/12/2020 

"Strano come la pandemia vista dall'alto sembri una redistribuzione dei redditi"

(qui video con sottotitoli)


Buongiorno ai baristi! Allora, ci sono delle pagine di Gramsci molto chiare sul ruolo della stampa borghese , io le cito spesso. Io ne sono entrato in conoscenza perché ho scoperto Gramsci in tarda età dal momento che come sapete una volta ero di sinistra, e quelli di sinistra certi libri fanno solo finta di averli letto. L'ho scoperto grazie ad Arturo, che non è la gigante rossa della costellazione dell'Orsa, anzi, della costellazione di Arturo, ma è un lettore del blog Orizzonte48.blogspot.com, il blog del Presidente Barra Caracciolo, e quello che stupiva Gramsci e lo indignava e lo faceva assolutamente andare fuori dai gangheri era il fatto che le classi economicamente subalterne (gli operai...) non si rendessero conto del fatto di essere loro a finanziare la propaganda politica fatta contro di loro. Ora, se dopo le parole che abbiamo appena sentito a omnibusla7 - andate a risentirvele - cioè noi non avremmo dovuto indennizzare una serie di piccoli imprenditori - sono stati presi i baristi ad esempio - perché fondamentalmente se in Italia il debito pubblico è grande è colpa loro, perché non hanno pagato le tasse. In un Paese che - potevo dirlo in trasmissione, perché molti non avrebbero capito - ha il record di avanzi primari, che cosa si sarebbe voluto da parte di quelli che imputano allo scontrino del barista il debito pubblico al 130%? Che cosa si sarebbe voluto, un avanzo primario del 10%, cioè che lo Stato succhiasse il 10% di risorse dall'economia reale per fare che? Qua abbiamo un problema: la simpatica transizione con il simpatico personaggio, proveniente da una civiltà millenaria diversa dalla nostra, che alberga presso il semaforo e che mi prende per un pazzo perché tutte le mattine mi vede parlare da solo. Però mi prende per un pazzo con rispetto, come io rispetto lui, lui rispetta me. A questo punto, cari baristi, correte in edicola a comprare Repubblica! Gramsci continuerà a stupirsi, mi stupirò un pochino anch'io, però continuerò a darvi delle informazioni basate non su dei pregiudizi da - diciamo così - cortile, ma su la migliore letteratura scientifica internazionale e soprattutto sui dati. Fra i dati vorrei inserire anche i resoconti stenografici delle assemblee parlamentari. Perché, avete capito a cosa serve la pandemia, perché ne hanno bisogno questi qua della pandemia? Hanno la forma di esseri umani, ma non hanno il contenuto dell'essere umano, che è l'umanità. Perché alla fine quello che ci hanno ridetto oggi in trasmissione è la stessa cosa che ci stanno dicendo implicitamente o esplicitamente da quando è iniziata questa crisi, che per loro un bambino tedesco vale più di un bambino greco, perché dire che "si l'austerità è un errore, ma prima della pandemia nel 2011 non era così, l'austerità andava bene...". Se prima della pandemia l'austerità andava bene, perché l'austerità ha portato il debito pubblico dal 116% al 135% del PIL? Non dovevate abbatterlo il debito pubblico con l'austerità? E allora vedete che la pandemia, a questi esseri che hanno la forma dell'umano vuota del contenuto dell'umanità, serve a due cose: primo a governarvi col terrore, perché è chiaro che non appena un po' di razionalità prevarrà - e già ora ce ne sono i segni - si dirà: "qualsiasi cosa tranne questi". Considerando che noi possiamo fra l'altro rivendicare di non essere esattamente "qualsiasi cosa", ma di essere quelli che hanno sempre visto arrivare prima le catastrofi che il PD stava provocando: abbiamo visto prima le catastrofi dell'austerità, abbiamo visto arrivare prima le catastrofi dell'Unione Bancaria. Abbiamo visto arrivare prima... Dovrei passare io, ma passi pure lei, ho visto arrivare anche la sua catastrofe che sarebbe stata causata dal passare col rosso ed essere affettata da un Senatore della Repubblica che ha altro da fare che affettare i cittadini, vorrebbe far cercare ai cittadini che cosa si trovano davanti quando accendono la televisione o quando aprono un giornale. Che poi, vorrei dire, tu sei stato uno dei cantori dell'austerità, perché tutti i media oggettivamente hanno cantato l'austerità, non gliene faccio una colpa, quello era quello che dovevano dire, ma non perché qualcuno gli dicesse di dirlo, era lo spirito del tempo, erano i messaggi che venivano dalla grande stampa internazionale, erano... Insomma c'erano una serie di condizione oggettive: ben poche persone nel mondo dei media sono dotate di anticonformismo. Naturalmente, esattamente come in un altro presidio di democrazia, che è il Parlamento, anche nel mondo dei media non è sempre né possibile né necessario né forse opportuno, che chi parla di qualcosa ne sia specialista, perché chi parla di qualcosa ne parla anche per portare avanti l'opinione di chi magari specialista lo è, per rappresentarli, per analizzarli. Quindi va benissimo: io ho la massima indulgenza verso queste persone verso le quali - come dire - il sorriso di compatimento verso gli analfabeti dell'economia, della macroeconomia segnatamente, lo tengo dentro di me, perché non è carino far vedere agli altri che sono sprovvisti di mezzi e metterli in difficoltà. Però bisogna anche avere un po' di rispetto per gli altri. Cioè, il rispetto che io cerco di avere per chi, non sapendo niente e sbagliando tutto, continua a pontificare - e nella maggior parte dei casi assistito da quel simpatico maccanismo del 5 contro 1, e fra i 5 c'è l'arbitro, che conosciamo e non ci scandalizza, anzi ci diverte perché noi amiamo combattere - il rispetto che io ho, deve essere avuto, quello stesso rispetto, anche per il barista, anche per il ristoratore, anche per l'esercente di una funivia in montagna, anche per l'istruttore di una palestra, anche per il proprietario di una palestra. Cioè fatemi capire: state veramente sostenendo che la pandemia in fondo non è così male perché ci permette di applicare la pena di morte sociale ai nemici dello Stato, che sono quelli che asseritamente avrebbero evaso? State veramente sostenendo questo? Bene, d'accordo, fateli fallire e poi cosa fate, li mantenete? Li mantenete con il reddito di cittadinanza? Cioè il progetto è questo: "facciamo fallire i piccoli bottegai evasori, facciamo fallire il professionista perché ha la macchina più bella della mia". Io mentre parlavano quelle persone pensavo a Niemöller, che voi conoscete in realtà come Brecht: Prima vennero a prendere i baristi e io ero contento perché una volta non mi hanno fatto lo scontrino, poi vennero a prendere i professionisti e io ero contento perché il mio avvocato aveva la macchina più bella della mia, poi vennero a prendere i ristoratori e io giubilai perché una volta mi dettero la pasta scotta, e poi vennero a prendere i giornalisti e non c'era più nessuno per raccontarlo, neanche i giornalisti, che se stanno fallendo uno dietro l'altro, cioè se sono uno dei settori per altro più sussidiati, cioè il sussidistan, che alcuni così etichettano, poi si può discutere, forse qui ci sarebbe bisogno di una visione un pochino più sfumata insomma di cosa lo Stato debba fare o non debba fare in condizione di emergenza, ma possiamo legittimamente dirci che c'erano alcuni cittadini italiani che già abitavano nel sussidistan ed erano quelli stessi che passano la maggior parte del tempo a denigrare aprioristicamente intere categorie di italiani o addirittura tutti gli italiani. Insomma, Gramsci a parte il fatto di essere di sinistra, delle cose lucide le ha dette. Questa cosa di "boicottare la stampa borghese", come diceva lui, ha un grande senso. Il vero problema qual è? Al tempo suo non era così facile boicottare la stampa borghese, perché non esisteva un'alternativa, non esistevano mezzi alternativi di informazione, cioè al tempo suo un proletario che avesse voluto sapere se il PIL cresceva o calava - a parte il fatto che quando lui scrisse queste parole gli istituti nazionali di statistica non esistevano, forse era appena nato Simon Kuznets, che è quello che ha strutturato la contabilità nazionale - avrebbe dovuto mettersi a dorso di un mulo, venire a Roma al ministero e farsi rispondere da qualcuno. Adesso per conoscere un dato economico, ma anche un dato politico, ma anche il risultato di un dibattito parlamentare basta semplicemente usare internet, e adesso esiste la possibilità di accedere alle fonti. Quindi se prima "boicottare la stampa borghese", cioè quella che difende legittimamente i suoi interessi, ma naturalmente sono interessi che confliggono - per esempio oggi lo abbiamo capito - con quelli del barista, se a quel tempo "boicottare la stampa borghese" era oggettivamente difficile, perché era oggettivamente complesso chiedere alle persone di vivere come monadi senza porte e senza finestre, di non avere alcun tipo di riscontro su cosa stesse accadendo nel mondo circostante, beh oggi devo dire che chi non boicotta non ha assolutamente scuse, dal momento che esistono 1000 e 1 mezzi per accedere direttamente alle fonti, che è per altro uno dei motivi per cui io sono sempre così infastidito quando mi viene chiesto anche da elettori, anche da voi, con tutto l'affetto che ho per voi, vedete quanto tempo vi dedico, mi viene chiesto per esempio di commentare frasi del politico X riportate dall'agenzia Z e poi derelato dal giornale W. I casi sono due: o c'è il video, e allora si vede cosa la persona ha detto - normalmente ha detto una cosa completamente diversa, e ve ne ho detto mille prove - oppure se non c'é il video non se ne parla, basta! Tamquam non esset. Tutto qui, torno sul punto. Questi hanno bisogno della pandemia per due motivi: primo, per governare col terrore, perché chiaro che si mantiene alta, attenzione dico che "hanno bisogno della pandemia per", non vuol dire che la pandemia non ci sia e non vuol dire che non sia un problema estremamente serio, è un problema estremamente serio, è un problema estremamente serio, quindi non andrebbe gestito con il meccanismo: "ti do il bonus vacanze, farabutto sei andato in vacanza!", "ti do il cashback, farabutto sei andato a comprare i regali di Natale!", non andrebbe gestito così, con questo meccanismo schizofrenico. Però oggettivamente questa cosa che - ecco invece adesso magari metto sotto il collega Nannicini che mi sta attraversando davanti, solo che punto primo gli voglio molto bene, perché insomma almeno è un economista, e punto secondo per farlo dovrei passare col rosso e quindi non si fa. Allora, mentre ci disponiamo appunto siamo ormai vicini al Senato. - Allora questi hanno bisogno della pandemia: primo per governare col terrore, e secondo per assolvere sé stessi dai giganteschi errori che hanno fatto nel passato e loro hanno bisogno di assolvere sé stessi per un motivo molto semplice, che c’è il testimone vivente e vero del fatto che quegli errori sono stati in realtà delle deliberate scelte, e questo testimone vivente e vero è la Lega, che gli ha detto - e vi ricordate che nell’ultimo intervento in aula ho citato alcune delle occasioni in cui gliel’ha detto - l'ha detto per tempo che certe cose erano un errore. E quindi se quello che all’evidenza di tutti, all’evidenza dei grandi macroeconomisti, all’evidenza degli umili parlamentari della Lega, che sono professionisti, che sono persone comunque di cultura, di spessore e con esperienza amministrativa, con esperienza professionale, insomma persone che comunque hanno un retroterra, ma naturalmente non sono Stiglitz, e quindi insomma se anche i grandi vati dell’economia - vati un po' aggettone, ma insomma vati dell’economia - e se anche gli umili parlamentari della Lega, che portano nel dibattito il loro buon senso e la loro concretezza come principale asset - si dice oggi - ecco, se erano tutti d’accordo, il fatto che poi ci siano state delle persone che volevano andare da un’altra parte, dipende da un dato fondamentale che potremmo classificare anche qui con categorie gramsciane, e cioè l’austerità non è una politica sulla quantità del reddito, sui tagli è una politica redistributiva, se questi l’hanno voluta non è perché faceva comodo al paese abbattendo il debito pubblico - perché non l’ha battuto - è che faceva comodo agli amici loro, aumentando i redditi loro e infatti dopo l’austerità la disuguaglianza aumentata, e per curarla che cosa vogliono fare adesso questi? Mettere la patrimoniale sui ricchi, quelli veri? No, quelli mediamente, non dico benestanti, ma che sopravvivono nonostante la pandemia, cioè la classe media e la classe media - torno a dire - che dà terribilmente, terribilmente fastidio alla sinistra, perché è fatta di persone che non stanno abbastanza male da non poter riflettere, perché se tu sei in condizioni di indigenza, se il problema è come arrivare alla fine, non dico del mese, ma della giornata, allora è chiaro che non puoi permetterti più di tanto una riflessione su quello che sta succedendo, e non stanno neanche abbastanza bene da potersi permettere di non riflettere, perché se fondamentalmente sei "ricco" se hai ereditato rendite dalla tua famiglia, se vivi in settori privilegiati e protetti, è chiaro che - diciamo così - puoi guardare serenamente il fallimento del barista, il fallimento del ristoratore, il fallimento della piccola azienda manifatturiera, sono cose che non ti riguardano, tu sei ovviamente schermato, e quindi essendo schermato pensi che questo non sia importante. Ecco, allora questo è l’uso, quindi il corretto uso della pandemia secondo il PD: terrorizzare i cittadini, anziché informarli correttamente per mantenere in sella questa maggioranza di risulta con il suo simpatico governo, maggioranza che litiga sul niente, cioè sui miliardi che non ci sono, e assolvere se stessa - assolvere sé stessi nel caso del PD - da tutti gli errori, che errori non erano, da tutte le cose che secondo loro prima andavano fatte, come l’austerità, ma secondo noi non andavano fatte e i fatti dimostrano che ci hanno danneggiato, assolvere perché "adesso è diverso, perché c’è stata la pandemia". La differenza fra il mondo pre-pandemico il mondo post-pandemico è che prima toccava solo ai greci, o al limite - qualcuno sperava - a noi, adesso tocca a tutti, quindi se mi volete dire che in questo modo l’Europa ha dimostrato di esistere e di servire a qualche cosa, vi mando un bacio e un sorriso, ma è esattamente questo il momento in cui l’Europa fa capire di non esistere, di non servire a niente, di essere un meccanismo di governo estremamente discriminatorio e estremamente irrazionale. Non so se si sono sentite le parole che ho detto in chiusura di trasmissione: effettivamente se le cose stanno così meglio soli che male accompagnati. Gli imprenditori ci riflettano, perché loro cominceranno a pagare la plastic tax il primo gennaio del 2021, i soldi dall’Europa arriveranno nell’autunno del 2021, quindi attenzione ascoltate la Lega, perché se la Lega vi dice mesi prima o anni prima quello che succede anni dopo, questa per voi dovrebbe essere un’opportunità, non dovreste viverla come una una minaccia, però poi fate voi, noi siamo liberali e quindi ognuno con le informazioni che ha fa quello che desidera.

martedì 15 dicembre 2020

INTERVENTO PRESIDENTE BORGHI in COMMISSIONE V 15/12/2020, discussione emendamenti Legge di Bilancio

VOTARE SERVE (qui intero stenografico)

Claudio BORGHI (LEGA) evidenzia che il Governo con la massima tranquillità afferma che chiederà a gennaio prossimo l’autorizzazione per un altro scostamento, ridimensionando, così, la possibile portata dell’intervento della legge di bilancio. Ciò conferma l’incompetenza del Ministro dell’economia e delle finanze: infatti, se la necessità di tale ulteriore scostamento fosse stata prevista in tempo, le relative risorse sarebbero potute essere utilizzate dalla legge di bilancio. In questo modo, invece, ossia approvando più scostamenti successivi, il Governo non agisce sulla base di una programmazione e soprattutto non dà una prospettiva di lungo periodo alle aziende. Si chiede cosa farà in futuro il Governo quando le istituzioni dell’Unione europea si opporranno alla politica di deficit e chiederà di tagliare stipendi e pensioni e di imporre contributi di solidarietà.

INTERVENTI PRESIDENTE BORGHI, ONOREVOLE GARAVAGLIA IN COMMISSIONE BILANCIO 14/12/2020 sulla discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio

INTERVENTI PRESIDENTE BORGHI, ONOREVOLE GARAVAGLIA IN COMMISSIONE BILANCIO 14/12/2020 sulla discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio:

Qui sotto riporto alcuni degli interventi del Presidente Borghi e dell'Onorevole Garavaglia durante i lavori sulla discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio in Commissione Bilancio (V), dal momento che la seduta è durata 9 ore e lo stenografico (che trovate intero qui) consta di 52 pagine di cui 36 solo per la seduta in Commissione Bilancio.

Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’ordine dei lavori, si limita a osservare che la lunga serie di proposte emendative sinora accantonate non deve distogliere l’attenzione dal fatto che tra di esse figura anche l’articolo aggiuntivo Magi 21.017, recante misure a sostegno della canapa. A tale ultimo proposito, chiarisce la totale contrarietà della Lega rispetto alla citata proposta emendativa, che, qualora dovesse essere in qualche forma approvata, comprometterebbe inevitabilmente l’approccio collaborativo sinora manifestato dalle forze di opposizione nell’esame del provvedimento.

Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Garavaglia 35.054, di cui è cofirmatario, rileva come esso sia volto a porre rimedio a quello che a suo avviso è un vero e proprio falso in bilancio posto in essere da questo Governo e, in particolare, dal Ministro dell’economia e delle finanze, Gualtieri, che reputa del tutto incompetente. Ritiene che, in un periodo in cui non vige il patto di stabilità, sia del tutto insensato nascondere il debito dello Stato, come invece sta facendo questo Governo, con una serie di misure che inducono a sottostimarlo. Si riferisce, in primo luogo, al differimento del pagamento delle imposte, sottolineando come, dal momento che tali imposte sono soltanto differite e non cancellate, esse costituiscono un credito la cui effettiva esigibilità appare aleatoria. Richiama, inoltre, l’attenzione sui 40 miliardi di Patrimonio destinato previsto dal cosiddetto « decreto rilancio » che, come rilevato anche dal presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Pisauro, in sede di audizione, sono destinati a produrre debito in futuro. Sottolinea altresì come siano destinati a produrre maggior debito in futuro anche i crediti d’imposta, nel momento in cui verranno riscossi dai contribuenti, nonché la garanzia totale prestata dallo Stato per i crediti nei confronti delle piccole e medie imprese, in quanto nel momento in cui molte di queste imprese falliranno si determinerà un aumento del deficit e del debito pubblico. Rileva come in assenza di un intervento correttivo di pulizia del bilancio, volto a rendere il bilancio stesso veritiero, i futuri Governi rischieranno di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovò il Governo greco di Papandreou e di subire l’intervento dell’Unione europea e l’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità, grazie anche al cambiamento di posizione al riguardo del MoVimento 5 Stelle. Stigmatizza con forza l’irresponsabilità delle scelte che si stanno compiendo, ribadendo di ritenere che quando emergeranno i debiti che ora non sono in bilancio l’Italia verrà avviata sulla strada della Grecia. Dichiara di svolgere queste considerazioni in sede parlamentare affinché nessuno possa sostenere in futuro di non essere stato consapevole della gravità delle conseguenze delle scelte che si stanno compiendo in questo momento e che pongono le basi per la rovina del Paese. Ribadisce come l’unica scelta possibile in questo momento, in cui i vincoli dell’Unione europea alla spesa pubblica sono meno restrittivi, sia quella di una pulizia totale del bilancio, volta a far emergere i debiti che invece ora vengono nascosti

Massimo GARAVAGLIA (LEGA), intervenendo sul contenuto dell’emendamento in discussione, rileva come in una situazione di generalizzata crisi economica e di liquidità il primo intervento da compiere da parte dello Stato sia quello di pagare i propri debiti. Ricorda come nel cosiddetto « decreto rilancio » siano stati stanziati 12 miliardi di euro per il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e sottolinea come l’articolo aggiuntivo in esame sia volto a prevedere la compensazione per un importo pari ad un miliardo di euro, vale a dire ad appena un dodicesimo di quanto stanziato con il « decreto rilancio ». Osserva come di tale stanziamento di 12 miliardi non sia stato speso alcunché e rileva pertanto come lo Stato, in una situazione devastante per i conti pubblici, si sia sostanzialmente indebitato inutilmente. Ricorda la vicenda del decreto-legge n. 35 del 2013 per il pagamento dei debiti emersi in ambito sanitario, e, sottolineando come tutte le regioni a statuto ordinario eccetto la Lombardia abbiano attivato la relativa procedura, richiama la propria esperienza di assessore della regione Lombardia, rilevando come al pagamento dei debiti si sia fatto fronte assicurando l’effettiva rispondenza delle risorse disponibili a quanto riportato nel bilancio. Osserva, infatti, come il mancato pagamento dei debiti commerciali da parte della pubblica amministrazione derivi dal fatto che i bilanci delle pubbliche amministrazioni in molti casi non sono veritieri, risultando in cassa risorse che in realtà non sono disponibili, e cita al riguardo il caso degli introiti derivanti dalle sanzioni per le violazioni del codice della strada, che figurano nei bilanci di molti enti senza che siano stati effettivamente incassati. Sottolinea come i 12 miliardi previsti dal « decreto rilancio » non siano stati spesi perché manca la certificazione del debito da parte dell’ente, in quanto se l’ente certificasse il debito renderebbe evidente che non vi sono fondi disponibili, che pure risultano in bilancio, e che, pertanto, il bilancio non è veritiero. Osserva conclusivamente con amarezza come numerose imprese rischino di fallire perché lo Stato non è in grado di pagare i propri debiti. 

Massimo GARAVAGLIA (LEGA), illustrando l’articolo aggiuntivo 44.043 a sua prima firma, dichiara che esso interviene sulla SIAE che è un ente molto più costoso che utile, di cui dovrebbe prospettarsi la chiusura. In particolare, rileva che la proposta emendativa è volta a riconoscere agli esercenti che sono rimasti chiusi a causa delle misure restrittive un contributo per il pagamento degli abbonamenti di musica d’ambiente SIAE. Evidenziando che l’onere derivante dalla misura potrebbe essere meno consistente con una eventuale delimitazione della platea dei beneficiari, chiede quantomeno ai relatori e al Governo l’accantonamento della proposta emendativa.

Massimo GARAVAGLIA (LEGA) evidenzia come il divieto di licenziamento applicato al settore edile ponga ulteriori gravami a una filiera già molto provata dalla crisi. Osserva inoltre che il fallimento degli imprenditori edili comporterà danni anche per lo Stato, il quale non potrà più godere delle entrate fiscali che provengono da questo comparto.

Massimo GARAVAGLIA (LEGA), rammentando come diverse proposte emendative riguardanti le politiche attive del lavoro siano state accantonate, illustra l’articolo aggiuntivo a sua prima firma 57.036, con il quale si propone di attribuire ai disoccupati un voucher da utilizzare come contributo per la ricerca di un’occupazione. L’interessato avrebbe la possibilità di utilizzare il voucher alternativamente presso i Centri per l’impiego, l’ANPAL o le imprese private che si occupano di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro. Ritiene che in tal modo si potrebbe creare una sana concorrenza tra pubblico e privato nell’attività di aiuto alla ricerca dell’occupazione e inoltre si eviterebbe lo sperpero di risorse pubbliche attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per effettuare studi che non ottengono alcun risultato in ter- mini di lotta alla disoccupazione. 

Massimo GARAVAGLIA (LEGA) illustra le finalità dell’emendamento Durigon 68.17, di cui è cofirmatario, volto perlomeno ad apportare i necessari correttivi all’attuale disciplina del reddito di cittadinanza, in particolare allo scopo di prevedere che i loro percettori debbano accettare le offerte di lavoro di cui risultassero destinatari, anche in deroga al vigente parametro della congruità dell’offerta medesima. Nel rilevare come la pratica applicazione dello strumento risenta assai negativamente dell’insoddisfacente funzionamento dei centri per l’impiego, stigmatizza l’ulteriore rifinanziamento del Fondo finalizzato alla cor- responsione del reddito di cittadinanza, in assenza di alcuna prestazione di qualsivoglia servizio od attività di pubblica utilità fornita dai loro percettori.

Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo per dichiarazione di voto sull’emendamento Durigon 68.17, ritiene che l’affermazione del relatore Fassina, secondo cui occorre aspettare a dare un giudizio sulla misura del reddito di cittadinanza poiché nella fase attuale non c’è sufficiente offerta di lavoro, sottenda un’idea semplicistica del lavoro. A suo avviso, infatti, nel nostro Paese non manca l’opportunità di lavorare, come dimostrato, ad esempio, dalle numerose opere che necessitano manutenzione. Ricorda che, quando fu istituita la misura del reddito di cittadinanza, la tollerò poiché essa rappresentava pur sempre una politica di tipo espansivo, contribuendo a mettere in circolazione maggiore liquidità. Tuttavia, ritiene intollerabile cercare di camuffare i risultati dell’attuazione del reddito di cittadinanza dicendo che in Italia mancano le opportunità lavorative. Crede, inoltre, che, alla luce del fatto che attualmente lo stipendio medio offerto a chi cerca lavoro è di 500 euro, le richieste di accedere al reddito di cittadinanza non faranno che aumentare. In proposito, ricorda che all’inizio degli anni duemila la Germania, contestualmente all’aumento dell’immigrazione, ha introdotto una misura simile al reddito di cittadinanza italiano allo scopo di provocare una deflazione salariale e ciò ha prodotto un aumento dei licenziamenti ed enormi divaricazioni tra i redditi più ricchi e quelli più poveri. A suo avviso, poi, si sbaglia chi crede che, esaurita la crisi sanitaria e con le risorse del Recovery Fund, vi sarà una fase di consistente ripresa per il nostro Paese. Al riguardo evidenzia che le concessioni europee sul pareggio di bilancio non dureranno a lungo e, quando finiranno, l’Unione europea chiederà all’Italia di tornare velocemente sul percorso di rientro dal disavanzo, ad esempio attuando una revisione della misura del reddito di cittadinanza. Teme, pertanto, che il disegno di legge di bilancio del prossimo anno sarà caratterizzato da una serie di misure restrittive, tra cui tagli di spese e aumenti di imposte. A suo avviso, per scongiurare questa eventualità occorre continuare a produrre deficit fino a che nel nostro Paese si stabilizzi una reale crescita economica, anche andando contro le richieste europee. 


lunedì 14 dicembre 2020

"Nel modello di Mundell Fleming, con perfetta mobilità dei capitali in cambi fissi, un Paese la sua politica monetaria non ce l'ha." BAGNAI

 "Noi con l'Europa non abbiamo ceduto molto per un motivo banale, che è il seguente: la sovranità monetaria non l'abbiamo ceduta entrando nell'euro, già non l'avevamo più perché eravamo in un sistema di cambi già tendenzialmente fissi con mobilità dei capitali a partire dagli anni '90. E nel modello di Mundell Fleming, con perfetta mobilità dei capitali in cambi fissi, un Paese la sua politica monetaria non ce l'ha, quindi non non l'avevamo già da prima. 

E un altro snodo molto importante, che però il Trattato di Maastricht ratifica e rafforza, è quello del principio di autonomia della Banca Centrale dal Governo, che noi abbiamo adottato in modo informale una decina di anni prima di firmare il trattato di Maastricht. Quindi anche lì un pezzo di sovranità economica, quello consistente nel fare quella cosa che oggi Luigi Zingales ci ricorda che sarebbe opportuno fare, cioè in situazione di emergenza monetizzare il fabbisogno, questo già non esisteva più già da dieci anni prima che entrassimo nella costruzione Europea. Però attenzione non dobbiamo identificare la costruzione Europea con la firma di un trattato o con delle date simboliche, la costruzione europea è un processo molto lungo, che ovviamente parte dal dopoguerra, e esiste una precisa letteratura di Scienze Politiche che parla proprio della scelta di costruire l'Europa sulla nozione di vincolo esterno. Quindi non possiamo nemmeno negare che la costruzione europea abbia avuto, per i Paesi del Sud, anche lo scopo di deresponsabilizzare le classi politiche utilizzando un vincolo esterno, ma qui c'è quello che il filosofo politico "Grande" chiama il paradosso della debolezza, cioè queste classi politiche si sono private a parole di poteri, per poter fare con molta maggiore incisività delle politiche che andavano nel senso della compressione dei salari, e che non avrebbero potuto fare se avessero detto: "le facciamo noi", hanno sempre detto: "noi non possiamo fare niente, ce lo chiede l'Europa". Il risultato di questo è stato alla fine una crisi di domanda, perché è chiaro che se paghi meno le persone ci sono meno soldi che girano.

Sintesi: l'Euro non deve essere un meccanismo di autoassoluzione. In un certo senso non abbiamo ceduto molto entrando nell'Euro perché avevamo già ceduto prima, però abbiamo ceduto qualcosa e il processo storico nel contesto del quale lo abbiamo ceduto è quello della costruzione dell'integrazione monetaria europea."

@AlbertoBagnai #goofy3 EMD 2014 "L'Italia può farcela".

INTERVENTI GRUPPO LEGA IN COMMISSIONE BILANCIO 13/12/2020 sulla discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio (IMU, ISA, plastic tax).

 DOMENICA 13/12/2020 - Commissione V Bilancio (qui resoconto completo).


Massimo GARAVAGLIA (LEGA), pur riconoscendo come il lavoro svolto durante gli incontri tra Governo, relatori e rappresentanti delle opposizioni sia stato proficuo, sottolinea tuttavia che diverse questioni sono rimaste aperte, quali ad esempio quelle relative alla plastic tax e alla sugar tax e quella contenuta nell’emendamento Albano 2.10, che il gruppo della Lega intende sottoscrivere. Osserva inoltre che la sospensione degli ISA gli anni 2020 e 2021 non comporterebbe un costo insostenibile per l’erario.

Vannia GAVA (LEGA), con riferimento al tema della plastic tax citato dal collega Garavaglia, tiene a precisare che si tratta di una tassa che danneggia gravemente le aziende, che a partire dal 1° gennaio prossimo saranno soggette anche alla tassa europea di 10 centesimi al chilogrammo sulla plastica. Ricorda che l’Italia è il secondo paese europeo per il riciclo della plastica e non è giusto penalizzare aziende e lavoratori del settore. Ritiene inoltre che la proroga della scadenza non aiuterebbe efficacemente tali categorie, dal momento che le aziende devono presentare i business plan.

Massimo GARAVAGLIA (LEGA), dal momento che nel Paese diventano sempre più insistenti voci circa l’ipotesi di una tassa patrimoniale, ricorda che questa già esiste, si chiama IMU e ha già avuto effetti devastanti sui bilanci dello Stato e dei privati, determinando una riduzione del valore degli immobili di circa il 13-15 per cento, colpendo il tradizionale sistema di trasferimento di ricchezza intergenerazionale e arrecando danni anche ad aziende e al settore delle costruzioni, senza raggiungere peraltro l’obiettivo di redistribuire la ricchezza verso i redditi più bassi. Il gruppo della Lega è quindi disponibile a discutere di imposta sulla casa, ma soltanto al fine di ridurla 

Claudio BORGHI (LEGA) ricorda che la tassazione degli immobili pone un problema di stock-flussi, poiché si chiede al cittadino di pagare un’imposta su un qualcosa che non produce reddito, diventando ancor più odiosa in un momento come quello attuale in cui si sono persi moltissimi posti di lavoro, e quindi l’unica fonte di reddito potrebbe venir meno. Fa presente che 31 milioni di cartelle esattoriali, il cui pagamento in questo momento è stato sospeso, a breve, quando il direttore Ruffini lo deciderà, piomberanno di nuovo in capo ai cittadini italiani, quando l’IMU andrebbe cancellata e non soltanto prorogata. Osserva che vi sono ancora sognatori del comunismo reale a cui piacerebbe abolire la proprietà privata. D’altra parte, nelle raccomandazioni europee che stabiliscono per l’Italia le condizioni per accedere alle risorse del Recovery Fund, vi è scritto nero su bianco che al Paese si richiede l’adeguamento della tassazione sulla casa, questione che non tocca la Germania, Paese in cui molti meno cittadini possiedono una casa di proprietà. Ricorda che il primo esecutore dei voleri dell’Unione europea fu il senatore Monti, il quale corrispose alle richieste europee aumentando l’imposta sulla casa e tagliando drasticamente le pensioni, provocando così ben tredici trimestri di recessione e l’impennata del rapporto debito/ PIL senza alcun bisogno di una pandemia.

Rebecca FRASSINI (LEGA) si associa agli interventi dei colleghi, che considera di buon senso, e ritiene che sulla tassazione della casa andrebbe fatta una riflessione più ampia, che non preveda soltanto una deroga, perché famiglie e imprese in questo momento non sono nelle condizioni di pagare. Ravvisa un atteggiamento ideologico da parte della maggioranza, come del resto ha dimostrato il gruppo di Liberi e Uguali, presentando un apposito emendamento volto a colpire i cittadini più abbienti. 

Vanessa CATTOI (LEGA) si associa al monito dei colleghi che l’hanno preceduta, sottolineando l’importanza della proprietà immobiliare nella tradizione culturale del Paese, unica nel panorama europeo, colpendo la quale si arrecherebbero danni non soltanto ai cittadini abbienti, ma a tutta la popolazione. Si tratta di un’operazione con la quale l’Europa mira a fare cassa. A breve, peraltro, vi sarà lo sblocco dei licenziamenti che renderà ancora più difficile l’adempimento di questo onere da parte dei cittadini in difficoltà. Chiede quindi ai relatori di chiarire le motivazioni alla base del parere contrario espresso sull’emendamento in discussione

Paolo PATERNOSTER (LEGA) ritiene profondamente ingiusto imporre il pagamento dell’IMU a categorie che in questi ultimi dieci mesi hanno sofferto la grave crisi pandemica: capannoni che hanno fatturato il 50 per cento in meno, ristoratori che non stanno tuttora lavorando, famiglie che hanno perso il posto di lavoro, con una prospettiva sempre più cupa. Del resto nel 1993 il Governo decise di tassare anche il risparmio, attraverso un prelievo forzoso stile Venezuela, e ancora adesso circolano notizie sull’ipotesi di una tassa patrimoniale, il che contribuisce ad allarmare i cittadini, che non potranno neanche trascorrere le festività natalizie serenamente. Ricorda che il gruppo della Lega aveva proposto che per il 2020 l’IMU venisse cancellata, ma riconosce che anche una proroga di tre mesi rappresenterebbe un segnale di disponibilità da parte del Governo.

domenica 13 dicembre 2020

Editoriale Sebastien Cochard - "Patrioti e Traditori" libertàdipensiero mdn 12/12/2020

"Il tempo dei traditori deve finire."
Sebastien Cochard

Editoriale Sebastien Cochard - "Patrioti e Traditori" libertàdipensiero mdn 12/12/2020

(video qui)

Questa è la dicotomia che abbiamo affrontato nelle nostre nazioni europee dal crollo dell'Unione Sovietica. Infatti, negli anni del dopoguerra, tra il 1945 e gli anni '80, due sistemi hanno gareggiato l'uno contro l'altro. Da un lato gli Stati Uniti, dall'altro l'URSS. E l'Europa occidentale in particolare è stata un terreno di confronto politico. Per evitare che i partiti comunisti prendessero il potere attraverso le elezioni, i leader delle nostre democrazie occidentali hanno fatto di tutto per soddisfare le loro popolazioni, in un quadro nazionale, interno. È l'istituzione dei sistemi di assicurazione sociale, sistemi sanitari pubblici moderni e sviluppati, della strategia industriale statale, dell'occupazione permanente nelle grandi società e nell'amministrazione. Dagli anni '80, il collasso economico dell'Unione Sovietica è evidente, e il suo crollo politico seguirà rapidamente. Il sistema capitalista si trova solo, senza un concorrente. I suoi leader credono che ora sia il momento di raccogliere i frutti di tutti questi anni di autolimitazione. La globalizzazione sta iniziando a prendere piede. E fanno crollare tutte le barriere nazionali in Europa. Il muro di Berlino è caduto, ma in quegli stessi anni saranno distrutti anche tutti i nostri confini economici, e questo lascerà le nostre nazioni aperte al saccheggio permanente da parte delle forze globaliste. Tra i grandi traditori che hanno lavorato per la distruzione economica delle nostre nazioni figura in primo piano Jacques Delors. Dopo aver contribuito a invertire la politica economica francese nel 1983 verso l'ordoliberalismo, al fine di lavorare per la creazione dell'euro, Delors è stato spinto come capo della Commissione europea su richiesta tedesca. E farà adottare l'Atto Unico del 1986, entrato in vigore il 1 gennaio 1993, che ha stabilito le famose libertà di circolazione e in particolare la libertà totale di circolazione dei capitali. L'Atto Unico di Delors consente quindi al capitale di fuggire da paesi in cui il lavoro è pagato in modo decente per recarsi in regioni a basso costo del lavoro. La disoccupazione sta accelerando, la domanda interna stagna, inizia l'evasione fiscale da parte delle multinazionali. E l'euro corona l'edificio con la sua logica recessionista ordoliberista e il fatto di ritirare completamente il sostegno della politica monetaria all'azione economica dello Stato. Mancano i soldi, i debiti pubblici si stanno allargando, la banca centrale è indipendente e gli è vietato aiutare, le nazioni europee stanno lentamente cedendo dal 1992. Sapete il resto. Come fai a diventare un traditore della tua nazione, un Jacques Delors? In realtà, è quasi impossibile non diventare un traditore, si desideri avere una posizione sociale o una carriera di successo. Prendiamo, ad esempio, i concorsi delle grandes écoles in Francia, che reclutano alti funzionari pubblici e dirigenti d'azienda. Pensate a qualcuno che direbbe che l'euro è una mostruosità economica da smantellare, pensate che quella persona avrebbe successo ai concorsi? Pensate che un giornalista mainstream che direbbe la stessa cosa sull'euro, pensate che quella persona continuerebbe a ricevere ordini per articoli e manterrebbe il proprio lavoro? Pensate che un alto funzionario che direbbe la stessa cosa sull'euro, o un politico, non verrebbe subito chiamato non serio, populista, estremista, fascista? Per avere successo nella vita, finché aspiri alla leadership, devi dare impegni ai globalisti, devi mostrare loro che capisci il concetto di TINA, "There Is No Alternative", non c'è alternativa decostruire sempre più la nazione e aprirla sempre di più al saccheggio economico e sociale. Il processo è lo stesso, ovviamente, in tema di apertura totale all'immigrazione di massa, alla sommersione migratoria, che fa sparire la nostra identità. Odio per chi la pensa male: i processi penali dell'inquisizione globalista sono pronti a condannare i malintesi. Ed è così che ci troviamo sotto il giogo esclusivo dei Piddini, dei Macron, presto dagli Verdi tedeschi, e con Luigi Di Maio che distrugge i sentimenti nazionalisti "in voga da due o tre anni", come dice, e che fanno tanto danno, ha detto, all'Italia e all'UE. Se vuoi sopravvivere ai vertici e non essere ostracizzato e rifiutato, devi dimostrare di far parte del club globalista Davoscrazia. Spetta a noi, cari ascoltatori, fare un baluardo e ripristinare il nostro orgoglio nazionale, il funzionamento interno della nostra economia domestica, per proteggere la nostra identità. Il tempo dei traditori deve finire. Sebastien Cochard

venerdì 11 dicembre 2020

CLIP Presidente BAGNAI: Previsioni economiche 2027, monito agli e(lettori): "Conservate i titoloni dei giornali"

"Questa è una cosa di cui bisognerà che una responsabilità politica, morale ed economica venga finalmente riconosciuta e assunta, altrimenti qui non se ne esce se non si riesce a fare un po' di pulizia - con gli strumenti della democrazia, con gli strumenti del mercato - di chi inquina così gravemente i pozzi."

Alberto Bagnai 11/12/2020


Testo della CLIP (qui video):

"Quindi ci sembra abbastanza chiaro che, anche se non ve ne accorgete, impercettibilmente, perché viene diffusa su una platea di 60 milioni di consumatori, tutti voi andrete incontro a questo singolare fenomeno: di farvi raccontare che pioveranno miliardi dal cielo e di trovarvi alla fine di questi sette anni - molto probabilmente - ancora del 4% sotto il PIL del 2007. Se saremo del 4% sotto del PIL del 2007 alla fine del ciclo, cioè nel 2027, secondo me sarà addirittura un gran risultato con queste premesse e con il quadro complessivo, considerando che nel conto di questo quadro settennale di programmazione finanziaria - cioè il prossimo settennio di bilancio europeo - noi abbiamo da mettere in conto ovviamente una crisi finanziaria gestita ovviamente con le regole europee, e quindi adesso anche con l'attivazione del MES. Quindi voi segnatevi qualche titolo di giornale, metteteli da parte, perché per esempio quando adesso vado alla ricerca di titoli di cui mi ricordavo, entusiasti riguardo all'Unione Bancaria, sapete che è molto difficile trovarli? Perché esiste il diritto all'oblio e naturalmente hanno cancellato molte tracce delle fregnacce che hanno detto in passato. Approfittate di adesso per segnare titolo, giorno, testata, nomi, cognomi (...), perché stanno mentendo! Questa è una cosa di cui bisognerà che una responsabilità politica, morale e economica - si, perché finanziare chi ci mente? Non ha senso... - dunque bisognerà che una responsabilità di questi tre tipi venga finalmente riconosciuta e assunta, altrimenti qui non se ne esce se non si riesce a fare un po' di pulizia con gli strumenti della democrazia, con gli strumenti del mercato, di chi inquina così gravemente i pozzi."

mercoledì 9 dicembre 2020

Intervento del Presidente Alberto Bagnai (LEGA) al Senato del 9 dicembre 2020, Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri prima del Consiglio europeo.

"Da allora, purtroppo per voi, cari amici del PD, c'è stato un dibattito nel Paese. Il livello di consapevolezza dell'elettorato non è più quello del 2012, quindi oggi migliaia di occhi ansiosi guardano a questa discussione con attenzione e aspettano l'esito del voto per dividere questo Parlamento in due categorie: i patrioti e i traditori"

Senatore Alberto Bagnai


Il Dibattito ci ha insegnato l'importanza di attingere e consultare le fonti primarie. Qui di seguito il resoconto stenografico dell'intervento del Presidente Alberto Bagnai al Senato, con la sequenza cronologica degli eventi percorsa, documenti, resoconti e interventi.


Resoconto stenografico della seduta n. 280 del 9/12/2020. (qui)

Intervento del Senatore Alberto Bagnai (video intervento qui)

"BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, breve riassunto delle puntate precedenti: 19 luglio 2012: seduta n. 669 della Camera - ratifica ed esecuzione del fiscal compact - onorevole Giorgetti in dichiarazione di voto finale: «la parte politica che le parla in questo momento è a favore dell'Europa (...) ma voterà contro il fiscal compact. (...) Senza crescita economica un debito pubblico come quello italiano non è sostenibile. Non si tratta soltanto della speculazione internazionale ma semplicemente della naturale osservazione che, non crescendo e non producendo ricchezza, nessun debito può essere rimborsato». 2.889 giorni dopo, il 16 giugno 2020, il professor Romano Prodi in audizione presso la XIV Commissione della Camera: «Finalmente si corregge l'errore tragico che ha reso molto più grave del dovuto la scorsa crisi, che ha danneggiato fortissimamente l'Italia e che ha addirittura sfasciato l'economia greca. Parlo dell'austerità». Bastava ascoltare Giorgetti. (Applausi).

Controprova. 3.028 giorni prima, il 2 marzo 2012, il professor Romano Prodi alla tavola rotonda presso «La Cattolica» di Piacenza dichiarò: il fiscal compact va nella giusta direzione, ma lo hanno approvato solo oggi; poi ci sarà il rinvio e si rischia di avere un patto che avrà meno impatto di quello prospettato. Chiaro? Nel 2012 al PD l'austerità andava bene, anzi l'avrebbe voluta prima; solo la Lega era contraria. Oggi sono tutti i contrari. (Applausi). A differenza dell'Europa, che ha molti padri, l'austerità ora non ne ha nessuno.

Secondo capitolo. Il 19 dicembre 2013, il primo ministro onorevole Enrico Letta scriveva su Twitter: «Finita ora sessione Consiglio europeo. Approvata banking union. Per tutelare i risparmiatori ed evitare nuove crisi. Buon passo verso UE più unita». Un uomo brioso come la sua punteggiatura. (Applausi). Pochi secondi dopo, onorevole Borghi: «Questa la salviamo da dare ai risparmiatori della prima banca che salterà. Tiferò per gli inseguitori». È ancora su Twitter, andatela a vedere.

685 giorni dopo, il 4 novembre 2015, nella 6a Commissione del Senato, in sede di espressione del parere al decreto legislativo di recepimento del bail in, il resoconto sommario riporta che il senatore Tosato rimarca «i rischi cui potranno essere esposti risparmiatori e, in particolare, i correntisti, senza che tale intervento sia peraltro risolutivo delle crisi bancarie». Diciotto giorni dopo fu pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge salva banche (non devo dirvi che cos'è).

Sei giorni dopo, il 28 novembre 2015, a Civitavecchia si tolse la vita Luigino D'Angelo, obbligazionista di Banca Etruria, ex dipendente dell'ENEL, per anni iscritto alla CGIL. La moglie ricordò che era sempre stato un uomo di sinistra.

914 giorni dopo, il 30 maggio 2018, nella dichiarazione dell'Autorità bancaria europea sul trattamento degli strumenti finanziari soggetti a bail in venduti a piccoli risparmiatori (cioè il caso del povero Luigino D'Angelo), al punto 46 si dichiara che, anche in assenza di miss-selling, le conseguenze dell'applicazione del bail in ad obbligazioni subordinate, in caso di esposizioni significative, potrebbero presentare delle sfide specifiche dal punto di vista degli effetti di contagio e della stabilità finanziaria. In altre parole, l'EBA nel maggio 2018 disse che il bail in destabilizzante è stato un errore. Ovviamente, col semaforo verde dell'Europa, arriva, come al solito dopo, il PD. Il 9 Aprile 2019, Vincenzo Visco, in un'intervista a «LaVerità» dichiarò che era stato un grave errore di Letta accettare il bail in retroattivo delle banche.

Capisco che c'erano pressioni, si è parlato addirittura di ricatto, tuttavia bisognava di dire di no a Wolfgang Schäuble. Quindi, ricapitolando, per il PD e per Bankitalia l'unione bancaria era una buona cosa. Per cambiare idea il PD ha aspettato che fosse l'Autorità bancaria europea a dire che i risparmiatori italiani erano stati usati come cavie.

Terzo capitolo, il MES. Il 19 luglio 2012, in sede di ratifica ed esecuzione del Trattato che istituisce il MES, l'onorevole Bitonci disse in dichiarazione di voto finale: «Oggi state commettendo un grave errore sottovalutando la portata di questo provvedimento. Queste sono decisioni che condizioneranno per sempre la nostra vita e quella dei nostri figli; decisioni che cambieranno la nostra autonomia in sede economica, di bilancio e fiscale». Queste parole le teniamo così come sono; si applicano perfettamente all'oggi, ancora di più per i motivi dettagliati dall'onorevole Borghi alla Camera.

Mi avvio a concludere. Rinuncio a rivolgermi al partito di maggioranza relativa, per il semplice motivo che oggi ha perso agibilità politica. I traditori fanno comodo a qualcuno, ma tutti ne diffidano, e quindi de hoc satis. (Applausi). Parliamo invece al PD, l'unico pezzo dell'attuale maggioranza che un futuro politico ce l'avrà e col quale quindi è necessario dialogare. Dopo l'austerità, dopo il bail in, anche con la riforma del MES (che è l'austerità), andrà a finire come diciamo noi. E anche questa volta voi andate dritti per la vostra strada.

Forse vi stanno ricattando oppure, più semplicemente, forse pensate che toccherà a noi macellare i risparmiatori. Ma lo pensavate anche al tempo del bail in, e invece il sangue dei risparmiatori italiani è sulle vostre mani e ci avete anche perso le elezioni. Quindi, non ci aspettiamo di convincervi, non ci interessa. Ma c'è una cosa che deve interessare voi: che cosa hanno in comune il fiscal compact e il bail in, i due errori che avete già ammesso? È molto semplice: sono due parole in inglese di cui l'opinione pubblica si disinteressava, e perfino io, che sono del mestiere e che dal giugno 2013 mettevo in guardia contro i pericoli del bail in, ignoravo la discussione che si stava svolgendo in Parlamento e le parole lungimiranti dei colleghi Giorgetti, Bitonci, Tosato, Garavaglia e tanti altri.

Da allora qualcosa è cambiato, e concludo.

Da allora, purtroppo per voi, cari amici del PD, c'è stato un dibattito nel Paese. Il livello di consapevolezza dell'elettorato non è più quello del 2012, quindi oggi migliaia di occhi ansiosi guardano a questa discussione con attenzione e aspettano l'esito del voto per dividere questo Parlamento in due categorie: i patrioti e i traditori (Applausi).

Nonostante tutti gli sforzi dell'antipolitica per confondere le acque e offuscare le responsabilità, oggi sarà chiaro chi è dalla parte della libertà e del Paese e chi è dall'altra parte. Vi faccio i miei auguri. (Applausi)."


SEQUENZA CRONOLOGICA DEGLI EVENTI PERCORSI


I CAPITOLO - FISCAL COMPACT

1. 19/7/2012 seduta n. 699 della Camera, ratifica ed esecuzione del Fiscal Compact, intervento dell'Onorevole Giancarlo Giorgetti (qui video)(qui stenografico).

2. 16/6/2020 audizione del professor Romano Prodi XIV commissione (Politiche dell'Unione Europea) alla Camera. (qui video dell'audizione)(qui clip della condanna di Prodi all'austerità). 

3. 2/3/2012 Professor Romano Prodi tiene una conferenza alla Cattolica di Piacenza dove dichiara che "il fiscal compact va nella giusta direzione, ma lo hanno approvato solo oggi".


II CAPITOLO - BAIL-IN

1. 19/12/2013 Letta trionfante (?) dopo il Consiglio Europeo scrive un twit dove spiega che il Bail-In sarebbe servito a tutelare i risparmiatori e evitare nuove crisi. Borghi risponde profeticamente così.

2. 4/11/2015 VI commissione parere decreto legislativo del BAIL-IN, intervento del senatore Tosato (LEGA), resoconto sommario qui.

3. 22/11/2015 in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 183 (aka Decreto Salva Banche)(qui).

4. 28/11/2015 si toglie la vita Luigino D'Angelo (qui articolo).

5. 30/5/2018 Dichiarazione ABE su trattamento strumenti finanziari soggetti a BAIL-IN venduti a piccoli risparmiatori (documento qui).

6. 9/4/2019 Vincenzo Visco intervistato sul quotidiano "La Verità" (qui).


III CAPITOLO - MES

1. 19/7/2012 ratifica ed esecuzione del trattato che istituisce il MES, intervento in dichiarazione di voto finale dell'Onorevole Bitonci (LEGA)(qui resoconto)(qui video intervento).

2. 9/12/2020 intervento del Presidente Borghi alla Camera seduta n. 440 Comunicazioni del PdC in vista del Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre 2020.(qui resoconto)(qui video intervento).

Resoconto stenografico intervento Presidente Bagnai (LEGA) in aula nella discussione sulla conversione del DL 21/09/2021, n 127.

 Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lav...