mercoledì 10 novembre 2021

Resoconto stenografico intervento Presidente Bagnai (LEGA) in aula nella discussione sulla conversione del DL 21/09/2021, n 127.

 Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l'estensione dell'ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening (Relazione orale) (ore 9,34).

Legislatura 18ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 377 del 10/11/2021

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà.


BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, secondo il rapporto sull'epidemia da Covid-19 dell'Istituto superiore di sanità, aggiornato al 3 novembre, nei trenta giorni che vanno dal 4 ottobre al 3 novembre la Covid-19 ha causato 416 decessi tra i non vaccinati e 423 tra i vaccinati, che arrivano a 450, considerando anche quelli con ciclo incompleto. Quindi il vaccino è inefficace, visto che nei due gruppi abbiamo lo stesso numero di vittime? No, non funziona così, per il semplice motivo che la platea dei vaccinati è molto più ampia di quella dei non vaccinati. I vaccinati con ciclo completo sono 42.672.767, quelli con ciclo incompleto 2.653.423, per un totale di 45.326.190, a fronte di 8.638.749 non vaccinati. Ne consegue che i decessi sono 4,8 ogni 100.000 non vaccinati, e uno ogni 100.000 vaccinati con ciclo completo, il che significa che un non vaccinato rischia di morire di Covid 4,8 volte di più di un vaccinato. Con la stessa logica si dimostra che un non vaccinato rischia di finire in terapia intensiva 11 volte più di un vaccinato.


Non discuto se i dati di partenza siano o meno corretti. Purtroppo la comunità scientifica, la stampa e come vedremo, ahimè, alcune istituzioni hanno fatto molto per screditare se stesse, ma non metteremmo rimedio ad un simile scellerato degrado, proponendo una lettura completamente falsa di dati forse non completamente veritieri. Con questo caveat aggiungo un dato: se a settembre i contagi erano 690 ogni 100.000 non vaccinati e 125 ogni 100.000 vaccinati, ora sono rispettivamente 408 (-40 per cento), e 96 (-23 per cento). Quanto alle terapie intensive, oggi il sito dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ci ricorda che esse risultano occupate al 5 per cento, ben sotto la soglia del 30 per cento.


La lettura corretta dei dati ci dice quindi che i vaccini funzionano, ma proprio questo rende ancora più incomprensibile la scelta di adottare una strategia basata su un miscuglio inopportuno di obbligo surrettizio e risposta repressiva, che - non ci voleva molto ad immaginarlo - si sta rivelando controproducente sotto almeno due profili: quello dell'efficacia, perché l'estensione del green pass non ha determinato un sensibile incremento delle inoculazioni, piuttosto il contrario, e quello della tenuta del corpo sociale, lacerato dalla decisione di demonizzare chi vuole esercitare la propria libertà di scelta. (Applausi).


Aggiungo che il green pass causa sensibili problemi di moral hazard, per il semplice motivo che conferisce a chi lo detiene, causa vaccinazione, un del tutto ingiustificato senso di immortalità. Abbiamo visto che purtroppo le vittime ci sono anche tra i vaccinati con ciclo completo: occorre mantenere alta la guardia e rispettare le precauzioni.


Il punto è che uno Stato che vuole essere autorevole comunica in modo trasparente, non contraddittorio e inclusivo. Quindi, cominciamo con il parlare di trasparenza. Io appartengo a una categoria screditata che è quella non dei virologi, ma degli economisti e mi pongo una domanda. Un fondamento dell'economia è che non esistono pasti gratis e nulla è intrinsecamente solo buono o solo cattivo. Per questo motivo, si parla di analisi costi-benefici.


Chiedo pertanto a me e voi: questo vaccino è un pasto gratis? Possibile che non abbia effetti avversi? E se li ha, quando vogliamo parlarne seriamente nell'interesse della collettività? Qualsiasi farmaco, anche il più banale, ha effetti collaterali. Chi ci dà la certezza che i vaccini contro il Covid, di cui oggettivamente non sappiamo ancora molto perché da poco sono stati messi in commercio, siano gli unici farmaci al mondo senza effetti collaterali?


Con un certo sconcerto ho letto, a trecentonove giorni dal vaccine day che ha segnato l'inizio della campagna vaccinale, il primo tweet in cui l'AIFA esortava i pazienti a segnalare eventuali reazioni avverse, senza peraltro indicare la pagina web in cui farlo, che - lo ricordiamo, visto che nessuno lo fa - è www.vigifarmaco.it. Ripeto, l'AIFA non la ricorda.


Non è chiaro perché, in un contesto caratterizzato da tanta incertezza, l'onere di segnalare eventuali effetti avversi sia stato lasciato ai cittadini, senza informarli sulle corrette procedure per farlo e inducendoli ad autocensurarsi per paura di vedersi appioppare lo stigma infamante e discriminatorio di no vax.


Oggi la scienza è tenuta in grande considerazione, soprattutto da parte di chi non sa che cosa sia perché non appartiene, a differenza mia, alla comunità scientifica. Noto allora che il comportamento omissivo dell'AIFA, che non ha disposto una farmacovigilanza attiva e ha sostanzialmente disincentivato quella passiva, è radicalmente anti-scientifico. (Applausi). La scienza non può progredire e le case farmaceutiche non possono migliorare i loro prodotti se non vengono raccolti i dati sugli effetti avversi. Questa scandalosa opacità e questo negazionismo non contribuiscono all'autorevolezza.


Parliamo allora di non contraddittorietà. Sappiamo ormai che la copertura fornita dai vaccini (purtroppo non completa, come è stato ricordato) è anche labile nel tempo, visto che svanisce dopo circa sei mesi. Ce lo conferma il fatto stesso che si parli di terza dose a un po' meno di dodici mesi dal vaccine day; viceversa, si stanno accumulando evidenze circa il fatto che l'immunità naturale duri almeno un anno. Perché dico almeno un anno? Semplicemente perché il poco tempo decorso dall'inizio della pandemia non ci consente di verificare che l'immunità naturale duri di più, così come di accertare gli effetti a lungo termine delle varie terapie proposte.


Fatto sta che, a fronte di un'immunità naturale che dura almeno un anno, viene rilasciato un green pass che dura solo sei mesi, mentre, a fronte di un'immunità vaccinale che dura sei mesi, abbiamo un green pass che dura un anno. (Applausi). Capite bene che è molto difficile afferrare la logica di un simile provvedimento. Ciò non contribuisce all'autorevolezza.


Allo stesso modo, non contribuiscono all'autorevolezza le dichiarazioni di membri del Comitato tecnico-scientifico che, senza alcun dato, con un fare da imbonitori di fiera paesana, ci garantiscono sui giornali dieci anni di immunità con la terza dose e, forse, anche un set di pentole antiaderenti. (Applausi). Ma si può fare così?


Parliamo allora di inclusione. Partirei da qui, da questo ennesimo voto di fiducia con cui ci viene impedito di valutare, fra i vari emendamenti, quello che aiuterebbe il Governo a sanare la contraddizione che ho appena evidenziato, portando a un anno la durata del green pass anche per i guariti che - voglio sottolinearlo - sono i grandi dimenticati del dibattito. Forse sono scomodi? Non so.


Ricordo a me stesso che stiamo parlando di un provvedimento che, in buona sostanza, accolla un onere economico a chi vuole esercitare il diritto al lavoro e questo per il fatto non di aver trasgredito a un obbligo, o violato una norma, ma di stare esercitando un proprio diritto. Disturba che su un provvedimento di questa portata, visti anche i risultati non brillantissimi in termini di incentivo alla campagna vaccinale, non sia stato permesso un esame parlamentare approfondito.


Inoltre, all'inizio del mio intervento ho spiegato come si leggono i dati (ossia - lo dico per i secchioni come me - analizzando le frequenze relative) e come funziona la farmacovigilanza (cosa che nessuno ha fatto e nessuno sa). Mi pongo la seguente domanda. Chi ha spiegato queste cose alle persone schernite, vilipese, discriminate e represse anche con la violenza, che qui e nel dibattito televisivo vengono etichettate come no vax? Chi avrebbe dovuto farlo? Lo ha notato anche la collega Rizzotti, da cui molto ci separa, ma a cui siamo vicini su un punto: le Istituzioni preposte hanno fallito nello svolgere questo compito pedagogico.


Devo dire poi con la massima compostezza, ma anche con il massimo rammarico, che il Daspo a Puzzer è una delle cose più brutte e meno intelligenti che abbia visto accadere negli ultimi dieci anni. Non è stato un bello spettacolo vedere applicare una simile misura coercitiva a una persona che proietta un'immagine di mitezza e questo a pochi passi da dove una persona sottoposta a Daspo per ben più fondati motivi aveva potuto spadroneggiare indisturbata su una piazza e aggredire altrettanto indisturbata la sede della CGIL. (Applausi). Ma quello che preoccupa di questo gesto incomprensibile, come pure della fiducia che viene oggi posta su questo provvedimento, è che questi gesti sono segni di debolezza. All'inizio del mio intervento, ho sottolineato i risultati positivi della campagna vaccinale e riconosco quindi volentieri che questo Governo ha fatto il bene del Paese; tuttavia, un Governo che non ha sufficiente autorevolezza - perché la perde per i motivi che ho esposto - per convincere i cittadini a vaccinarsi, ma al contempo non ha sufficiente autorità per costringerli a vaccinarsi, forse avrà reso un buon servizio al Paese, ma certamente non lo ha reso all'immagine dello Stato. Vorrei attirare la nostra attenzione su questo punto: è giunto il momento di cambiare orientamento e nulla, in quello che sta accadendo, giustifica ulteriori inasprimenti o ulteriori proroghe delle misure restrittive che finora hanno manifestato efficacia, ma che nei dati nulla ci suggerisce che debbano essere prolungate. (Applausi).

martedì 5 ottobre 2021

L'immotivata agitazione per l'inflazione in Germania spiegata da "uno che sa di cosa parla".

 Riportiamo qui la traduzione del thread di Marcel Fratzscher, un noto macroeconomista tedesco, professore all'Università Humboldt di Berlino e presidente dell'istituto di ricerca economica "DIW Berlin", sull'immotivata agitazione dei media (e non) per l'inflazione in Germania.

(segnalato dal buon Giuseppe Liturri: https://twitter.com/giuslit/status/1444258091638403072).


Le recenti notizie sull'inflazione al 4,1% a settembre hanno suscitato parecchio panico. In Germania per alcuni è chiaro che il "colpevole" sia la BCE, la quale sta facendo salire l'inflazione e sta "espropriando" i risparmiatori. Tuttavia l'allarmismo è falso, manipolativo e dannoso.

TITOLO DEL 'BILD ZEITUNG': "Mega inflazione del 4,1% sta erodendo il nostro denaro".

L'inflazione del 4,1% nel settembre 2021 è un reale problema? O è soltanto un mero allarmismo atto a distrarre dagli errori politici? 

FATTO NUMERO 1: I prezzi NON sono saliti a un livello record a settembre 2021, ma sono rimasti invariati rispetto ad agosto e luglio 2021 (inflazione mensile dello 0,0%).  Inflazione del 4,1% significa semplicemente che i prezzi a settembre 2021 erano superiori del 4,1% rispetto a settembre 2020. L'"aumento" è dovuto esclusivamente al fatto che i prezzi sono diminuiti nell'estate del 2020! E i motivi di questo aumento sono stati la riduzione temporanea dell'IVA da parte del governo, la riduzione dei prezzi dell'energia nel 2020 e altri... 

FATTO NUMERO 2: L'inflazione percepita dalle persone è significativamente più alta dell'inflazione reale, era del 5,4% a settembre 2020. Ci sono molte buone ragioni per la discrepanza tra inflazione percepita e reale, ma la politica non dovrebbe abusarne.

FATTO NUMERO 3: La cosiddetta "core inflation" (che esclude le componenti volatili come cibo ed energia) è una misura molto migliore per valutare le pressioni inflazionistiche, e nel settembre 2021 era solo dell'1,9% su base annua.

FATTO NUMERO 4: L'inflazione più elevata nel 2021 è una gradita normalizzazione di uno sviluppo dei prezzi troppo debole nell'anno 2020 (a causa delle chiusure ndr). Calcolata su entrambi gli anni, l'inflazione in Germania e in Europa è in media inferiore al 2%.

FATTO NUMERO 5: Un problema per molti piccoli risparmiatori sono gli interessi reali negativi, ovvero con tassi di interesse zero sul conto di risparmio e un'inflazione del 3%, il potere d'acquisto si riduce. Ma questo era comune per più di un terzo anche ai tempi del marco tedesco dagli anni '60.

FATTO NUMERO 6: E' probabile che l'inflazione scenda al di sotto del 2%, obiettivo per la stabilità dei prezzi (per BCE, FMI etc, ndr), nel 2022 e probabilmente scenderà anche nel 2023. Le previsioni sono sempre piene di incertezza, ma un'inflazione eccessivamente debole è molto più probabile di un'inflazione troppo alta.

FATTO NUMERO 7: Un'inflazione costantemente alta sarebbe più un problema di lusso. Perché di solito si verifica quando l'economia è in forte espansione e gli investimenti e i consumi privati ​​sono significativamente più forti di quanto le aziende possano produrre. Siamo a miglia di distanza da ciò sia in Germania che nell'intera Unione Europea.

FATTO NUMERO 8: La probabilità di una spirale salari-prezzi è improbabile, soprattutto perché non ci sono più indici salariali. E salari più alti sarebbero economicamente utili perché aiuterebbero alla ripresa e alla normalizzazione dell'inflazione. 

FATTO NUMERO 9: Il vero problema con l'inflazione risiede negli effetti distributivi, in particolare l'aumento dei costi delle case e dei prezzi dell'energia per le persone a basso reddito. Un terzo o più paga un terzo del reddito netto mensile per l'alloggio e la tendenza è in aumento. Gli #affitti in forte aumento nelle città sono stati un grave problema per le persone a basso reddito in Germania negli ultimi 10 anni, anche in periodi in cui l'inflazione era molto bassa. Al momento, l'aumento degli affitti contribuisce solo in minima parte all'aumento dell'inflazione. 

FATTO NUMERO 10: I prezzi più alti dell'energia sono ben accetti e necessari, e anche il risultato dell'introduzione di un prezzo della CO2. È quindi probabile un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia per le fonti fossili, nonché uno strumento importante e corretto per la protezione del clima. Non possiamo volere la #tutela del clima e allo stesso tempo rifiutare prezzi più alti per le fonti energetiche dannose. #Greenflation. La buona notizia: le energie rinnovabili sono più efficienti ed economiche, e quindi buone per la stabilità dei prezzi a lungo termine.

FATTO NUMERO 11: Inflazione in Germania:

3,1% 1958-1998 (D-Mark, Bundesbank)

4,9% 1970-1979 (Alle porte dell'ingresso nello SME ndr)

1,4% 1999-2021 (Euro, BCE)

Ergo: L'inflazione in Germania non è mai scesa e i prezzi sono più stabili che nel resto dell'UE.

FATTO NUMERO 12: Il danno più grande nella storia della Germania non è stato causato dall'inflazione (nemmeno l'"iperinflazione" del 1920-23), ma dalla deflazione - la grande depressione e crisi economica mondiale del 1929-33 che ha portato e contribuito all'ascesa dei nazisti.


Conclusione 1: L'aumento degli affitti e dei prezzi dell'energia non è responsabilità della BCE, ma è esclusivamente responsabilità della politica.

Conclusione 2: L'inflazione attualmente aumentata in Germania è probabilmente temporanea ed è benvenuta, in quanto riflette una necessaria normalizzazione. 

"Il rischio di perdere decisioni importanti per il futuro attraverso più investimenti pubblici è maggiore del rischio di nuovo indebitamento con tassi di interesse reali negativi ."

- L'ex segretario al Tesoro americano Larry Summers, molto preciso e vero.


venerdì 7 maggio 2021

Resoconto stenografico seduta n. 324 del 06/05/2021, intervento per Dichiarazione di voto del Pres Bagnai

 BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, giunge oggi al termine una vicenda legislativa che è nata in un clima economico e politico completamente diverso, sul quale varrà forse la pena di spendere qualche parola proprio per motivare il voto favorevole che ci accingiamo ad esprimere.

Vorrei intanto cominciare ringraziando i colleghi delle Commissioni riunite che mi hanno accompagnato nel percorso di conversione del decreto-legge; un percorso che, con un garbato eufemismo, mi permetto di definire accidentato. In un periodo in cui le regole - le cosiddette regole - che poi sono quelle che a sinistra una volta si sarebbero chiamati i rapporti di forza, si stanno sbriciolando - come da noi più volte auspicato e preconizzato - lasciatemi dedicare un commosso pensiero di solidarietà al Regolamento, che invece spero resti saldo a tutela di tutti, soprattutto a tutela di quel bene prezioso che, se purtroppo è veramente razionato dalla natura, è il nostro tempo.

Tempestività non fa rima con frettolosità e nemmeno con arbitrarietà, ma scordiamoci questa esperienza.

Il percorso del provvedimento nasce il 15 gennaio scorso, quando il precedente Presidente del Consiglio presentò alle Camere una relazione ai sensi della legge n. 243 del 2012, chiedendo uno scostamento di bilancio da 32 miliardi. Il presupposto dell'intervento era l'introduzione di nuove misure restrittive che erano state prese a dicembre e poi consolidate con il decreto-legge n. 2 del 2021 e con il DPCM del 14 gennaio.

La finalità era quella di fornire un ulteriore sostegno alle categorie colpite dalle misure restrittive, che si riteneva sarebbero state relativamente transitorie. Sappiamo poi quali vicissitudini abbiano ritardato la spesa di quelle risorse.

La crisi di Governo ha portato a emanare il decreto-legge sostegni solo il 22 marzo scorso; sappiamo anche che le misure restrittive sono proseguite e sono ancora in vigore, con diversi gradi di intensità. La Lega, scegliendo con senso di responsabilità di sostenere questo Esecutivo non di unità ma di salvezza nazionale, è riuscita imprimere a questo provvedimento la sua cifra di buon senso e di concretezza. Se da qualche mese non sentiamo più parlare di codici Ateco, è perché questo provvedimento accoglie, fra le altre, una nostra specifica richiesta più volte espressa in queste Aule (Applausi). Anche l'innalzamento del tetto di fatturato da 5 a 10 milioni, pur con i limiti che l'arbitrarietà di qualsiasi soglia definita porta con sé, ha contribuito ad allargare la platea dei beneficiari e segue una nostra richiesta. Infine, a più di un anno dall'inizio della crisi e con la tempestività di analisi dei dati offerta dalla fatturazione elettronica, non aveva più senso ricorrere a un criterio di idoneità arbitrario come il calo di fatturato nel solo mese di aprile, che penalizzava ingiustamente tante attività caratterizzate da andamento stagionale. Anche il criterio di idoneità del mese di aprile, da noi sempre contestato, è stato aggiornato e migliorato nel provvedimento in esame, prendendo come riferimento il fatturato non di un mese, ma il fatturato medio mensile.

Altra e non meno importante richiesta che la Lega aveva avanzato fin dal mese di novembre è l'anno bianco contributivo, che nel provvedimento in esame viene rifinanziato con esonero dai contributi previdenziali minimi dei lavoratori autonomi colpiti da un calo di fatturato. Tale misura affianca quelle prese a tutela del lavoro dipendente con il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali.

Non desidero però addentrarmi negli infiniti dettagli della misura. Siamo ormai abituati a provvedimenti di urgenza che hanno le dimensioni di una legge di bilancio. Ma, se volessimo discuterli adeguatamente, dovremmo riformare il Regolamento dando alla discussione altri tempi. L'elenco delle tante cose fatte in Parlamento, sia pure con risorse limitate per migliorare il decreto-legge, è stato fatto in discussione generale. Vorrei dire con chiarezza che credo siamo tutti consapevoli dei limiti che anche questa misura necessariamente porta con sé e siamo naturalmente grati all'opposizione che, svolgendo il suo ruolo, ci aiuta in questa importante crescita di consapevolezza. I limiti della misura derivano in primo luogo dal fatto di essere stata concepita in tempi in cui si riteneva che le misure restrittive sarebbero state più circoscritte nel tempo e dal fatto che una crisi di Governo ha ritardato l'erogazione dei fondi. Dobbiamo però contestare e distanziarci da polemiche sterili come quella che, equivocando spregiudicatamente sul criterio di idoneità definito sulla media annua del fatturato mensile, ha accusato questo Governo di voler compensare con un indennizzo irrisorio la perdita di fatturato del 2020. L'indennizzo, in effetti, andrebbe commisurato ai mesi di ulteriori clausura previsti al momento in cui lo stanziamento è stato disposto (dicembre-gennaio) e non all'anno 2020. I numeri ci dicono che con il provvedimento in discussione questo Governo ha dedicato ai contributi a fondo perduto una somma pressoché identica a quella che il precedente Governo aveva allocato in quattro decreti-legge (Applausi). Inoltre, è già in arrivo il primo provvedimento interamente concepito dal Governo in carica, il secondo decreto-legge sostegni, finanziato da uno scostamento da 40 miliardi e indirizzato al mondo dell'impresa. Questi sono i numeri di questo Governo e questo è un cambio di passo documentabile.

Dopodiché, senza tema di compromettere la serenità del clima esterno e interno a quest'Aula, mi permetto di osservare quello che tutti sappiamo e che la stessa relazione sullo scostamento del 15 aprile dice con chiarezza: l'esperienza dimostra che il rimbalzo del PIL può essere molto forte non appena la vita sociale, economica e culturale si riavvicina alla normalità. Ecco: normalità, proporzionalità degli interventi. Se guardo in alto, oltre il velario che riporta le effigi dei padri della nostra civiltà giuridica, vedo più su affacciarsi da una nuvoletta l'inconfondibile fisionomia sorniona di Giorgio Gaber e mi immagino il suo divertimento nel constatare che oggi, oltre al culatello o alla giacca, anche certe molecole sono di destra, mentre, oltre alla mortadella o ai jeans, anche chiudere è di sinistra (Applausi). Chiedo scusa ai colleghi progressisti per lo psicoreato di utilizzo abusivo di una loro icona, ma assicuro che è stato fatto a fin di bene, per attirare la loro e la nostra attenzione su un punto.

Auspico che la verifica sull'efficacia e la fondatezza delle misure di intervento non farmaceutico (cioè sostanzialmente delle chiusure, per capirci), che la Lega ha chiesto e ottenuto per metà maggio, possa svolgersi in un clima sereno e nutrirsi di valutazioni basate sui fatti e sulla letteratura scientifica vera, non su quella dei talk show. Abbiamo visto un'altra stagione di guitti da talk show, quelli che difendevano l'austerità; viene da dire che in questo caso la storia si è ripetuta, prima come farsa e ora come tragedia. Il vero sostegno all'economia sarà liberarla, naturalmente laddove ci sia un fondamento scientifico per farlo; ma questo fondamento non ci sarà se il dibattito si fossilizzerà su preconcetti ideologici, quelli verso cui Gaber manifestò divertita e motivata insofferenza, e se si confonderà la scienza con lo scientismo. (Applausi). Ve lo dico contro il mio interesse, perché, se invece si ragiona così (confondendo scienza e scientismo), poi si finisce come a Madrid; l'aspirazione alla libertà è incomprimibile e a chi ha voluto comprimerla, quale che ne fosse il motivo, la storia ha sempre presentato un conto salato, nel migliore dei casi in termini elettorali. Guardiamo quindi al futuro con fiducia, ma soprattutto con razionalità, e intanto votiamo favorevolmente questo provvedimento. (Applausi).

mercoledì 5 maggio 2021

UPDATE 2-EU debt limit of 60% no longer makes sense - ESM's Regling - 5/5/2021 REUTERS

 BRUSSELS, May 5 (Reuters) - The European Union’s public debt ceiling of 60% of gross domestic product no longer makes sense and should be revised as the EU reforms its fiscal rules, the head of the euro zone’s bailout fund Klaus Regling said on Wednesday.

EU law obliges governments to keep budget deficits below 3% of GDP and public debt below 60% of GDP to safeguard the stability of the common euro currency, now used by 19 members of the 27-nation bloc.

But since the two values were set in a protocol to the Maastricht Treaty in 1992, global economic realities have changed, prompting the EU to consider a revision of the rules that set the borrowing limits and enforce fiscal discipline.

The COVID-19 pandemic made the need for change all the more pressing, Regling, who runs the euro zone’s powerful European Stability Mechanism, told a seminar of the Belgian central bank.

“In my view the 3% deficit limit remains relevant, and that’s good because it’s also mentioned in the Treaty. But we need to think about the debt limit. Or I should say a debt target of 60%, which made sense when the Maastricht Treaty was negotiated, but it doesn’t make sense now,” he said.

The European Commission is to present its ideas for revising the EU’s fiscal rules, called the Stability and Growth Pact, towards the end of the year, focusing on the treatment of debt and investment and changes to what metrics are most relevant.


HIGH DEBT, LOW RATES

The final decision on how to change the rules will be in the hands of EU governments, most likely after talks in 2022 when the current rules will remain suspended to allow leeway in fighting the effects of the pandemic.

Regling said the average debt in the euro zone was now around 100% of GDP and sticking to the old rules that countries should reduce their debt ratio every year by 1/20th of what is above 60%, was not economically reasonable.

Another reason was that interest rates were much lower than in the 1990s and were unlikely to return to such levels in the foreseeable future.

“...therefore the debt-carrying capacity of governments is higher today than what was assumed in the Maastricht Treaty,” Regling said.

But he cautioned that economic growth rates were also lower now and governments faced rising pension, health and others costs due to an ageing society and climate change. (Reporting by Jan Strupczewski Editing by Gareth Jones)


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AGGIORNAMENTO 2 - Il limite del debito UE al 60% non ha più senso - Regling del MES.


BRUXELLES, 5 maggio (Reuters) - Il numero uno del fondo di salvataggio della zona euro (MES) Klaus Regling, mercoledì ha detto che il tetto sul rapporto debito-PIL del 60% imposto dall'UE non ha più senso, e dovrebbe essere rivisto intanto che l'UE riforma le sue regole fiscali.

I trattati dell'UE obbligano i governi a mantenere i deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL e il rapporto debito pubblico-PIL al di sotto del 60%, al fine di salvaguardare la stabilità della valuta comune dell'euro, ora utilizzata da 19 membri del blocco di 27 nazioni.

Ma da quando i due valori sono stati fissati in un protocollo al Trattato di Maastricht nel 1992, le realtà economiche globali sono cambiate, spingendo l'UE a prendere in considerazione una revisione delle regole che fissano i limiti di prestito e applicano la disciplina fiscale.

La pandemia COVID-19 ha reso la necessità di un cambiamento ancora più pressante, ha detto Regling, che gestisce il potente meccanismo europeo di stabilità della zona euro, a un seminario della banca centrale belga.

“A mio avviso, il limite di deficit del 3% rimane rilevante, e questo è positivo perché è menzionato anche nel Trattato. Ma dobbiamo pensare al limite del debito. O dovrei dire un obiettivo di debito del 60%, che aveva senso quando è stato negoziato il Trattato di Maastricht, ma non ha senso ora ", ha detto.

La Commissione europea presenterà le sue idee per la revisione delle regole di bilancio dell'UE, chiamate Patto di stabilità e crescita, verso la fine dell'anno, concentrandosi sul trattamento del debito e degli investimenti e sulle modifiche alle metriche più rilevanti.


DEBITO ELEVATO, TASSI BASSI

La decisione finale su come cambiare le regole sarà nelle mani dei governi dell'UE, molto probabilmente dopo i colloqui nel 2022, quando le regole attuali rimarranno sospese per consentire un margine di manovra nella lotta agli effetti della pandemia.

Regling ha affermato che il debito medio nella zona euro era ora intorno al 100% del PIL e attenersi alle vecchie regole secondo cui i paesi dovrebbero ridurre il loro rapporto debito / PIL ogni anno di 1/20 di ciò che è superiore al 60%, non era economicamente ragionevole.

Un altro motivo era che i tassi di interesse erano molto più bassi rispetto agli anni '90 ed era improbabile che tornassero a tali livelli nel prossimo futuro.

"... quindi la capacità di carico del debito dei governi è oggi superiore a quanto ipotizzato nel Trattato di Maastricht", ha detto Regling.

Ma ha avvertito che anche i tassi di crescita economica erano più bassi ora e che i governi hanno dovuto far fronte a costi crescenti di pensione, salute e altri a causa dell'invecchiamento della società e dei cambiamenti climatici. (Segnalazione di Jan Strupczewski Modifica di Gareth Jones)

giovedì 15 aprile 2021

Intervento emendamento ON BORGHI Commissioni riunite XI e XII martedì 14/4/2021 sulla centralità del Parlamento.

 Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’emendamento a sua prima firma 1.15, premette che non intende sollevare questioni politiche o assumere atteggiamenti provocatori. Ricorda che, se in una prima fase le misure di restrizione della libertà personale, al netto delle sentenze dei tribunali, sono state introdotte con lo strumento dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, a seguito dell’approvazione di un emendamento proposto dal collega Ceccanti al decreto-legge n. 19 del 2020 si è introdotta la prassi delle comunicazioni preventive alle Camere da parte del Governo. Tuttavia, il fatto che le misure restrittive siano ora introdotte utilizzando lo strumento del decreto-legge restringe notevolmente la possibilità per il Parlamento di intervenire a monte del processo decisionale, riducendo il proprio ruolo a una mera validazione delle scelte assunte dall’Esecutivo. Pertanto, per tutelare le prerogative del Parlamento, occorre garantire che nelle varie « cabine di regia » che definiscono le misure restrittive sia rappresentato anche il Parlamento: i parlamentari, infatti, devono assumersi la responsabilità politica delle scelte e rispondere alle legittime rivendicazioni delle categorie produttive. Dichiarandosi disponibile ad accedere a una riformulazione che salvaguardi la finalità della proposta emendativa in oggetto, ribadisce l’esigenza di coinvolgere adeguatamente gli organi parlamentari nelle attività dei comitati tecnici che, pur non avendo alcuna legittimità democratica – e in taluni casi anche scarsa competenza – assumono decisioni di impatto così rilevante sulla vita delle persone e sull’economia del Paese.


Claudio BORGHI (LEGA) ritiene che la procedura di consultazione cui è subordinata l’adozione dei decreti-legge, delineata dal suo emendamento, non pregiudichi l’esigenza di intervenire con tempestività per fronteggiare le conseguenze della pandemia. Al contrario, la sua proposta mira al coinvolgimento di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, anche quelle di minoranza che, nonostante quanto affermato dalla collega Rossini, non partecipano alla fase di formazione della decisione politica. Pertanto, avendo constatato che tutte le forze politiche concordano sulla necessità di affrontare il problema, ribadisce la richiesta di accantonare il suo emendamento 1.15, per verificare in quale modo, attraverso una riformulazione ovvero la trasformazione in un ordine del giorno, il tema possa trovare una soluzione.

mercoledì 14 aprile 2021

Intervento ON BORGHI Commissioni riunite XI e XII martedì 13/4/2021 sulla centralità del Parlamento.

Claudio BORGHI (LEGA), replicando alle osservazioni formulate dalla deputata Car- nevali, osserva che la costituzione di un Governo con un’ampia maggioranza non implica un’esautorazione del ruolo del Parlamento, che conserva invece il pieno diritto di modificare le proposte provenienti dall’Esecutivo. Nel ricordare che i parlamentari sono ripetutamente chiamati in causa dai cittadini che li hanno eletti, che chiedono ragione dell’impatto delle norme approvate sulla loro vita quotidiana, rileva che, se le Camere non hanno una reale voce in capitolo, si trasformano in un organismo di fatto inutile. Ricorda, inoltre, che la proposta di prevedere una maggiore flessibilità all’interno delle regioni proviene in primo luogo dal presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini, esponente del Partito Democratico, osser- vando che tale forza politica appare evidentemente caratterizzata da approcci differenti al suo interno. Ribadisce che la proposta emendativa in esame ha come unica finalità quella di consentire ai presidenti di regione di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, sia nel senso di introdurre misure più restrittive sia di permettere alcune riaperture.

mercoledì 31 marzo 2021

Resoconto stenografico intervento Presidente Alberto Bagnai sulla rimozione del canale "byoblu" dalla piattaforma Youtube.

 BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori per farle una richiesta e le chiedo di consentirmi di contestualizzarla con cinque concise osservazioni. La richiesta si riferisce all'episodio su cui ha riferito ieri all'Assemblea il collega Paragone, ovvero al fatto che siano stati rimossi dal canale YouTube di ByoBlu, una testata giornalistica registrata, tutti i contenuti accumulati negli ultimi dieci anni.

Faccio quattro brevissime considerazioni prima della richiesta. Innanzitutto è una decisione che danneggia soprattutto l'azienda; Google non è un monopolista nei servizi in cloud ed è abbastanza sorprendente che tenga a far sapere ai suoi clienti che i dati non sono in sicurezza e svegliandosi domattina potrebbero non trovarli.

Faccio un rapidissimo inciso personale e me ne scuso, ma questo è anche un intervento per fatto personale. È grazie a Google che io sono qui, perché Google ha ospitato quel blog che, dandomi visibilità nel dibattito, mi ha consentito l'onore di essere vostro collega. È quindi molto strana questa decisione e, da utente soddisfatto di Google, domani cercherò alternative sul mercato.

Un altro tema che sottopongo a tutti voi è il seguente: dove vanno a finire i dati quando succede una cosa di questo tipo? Un video contiene anche reazioni e commenti degli utenti, che potrebbero essere conservati ed utilizzati a fini di profilazione politica. Interpellerò in merito l'Autorità garante.

Un terzo punto rapidissimo: ricordiamoci che «Eppur si muove», ai suoi tempi, quattro secoli fa, era una fake news. Dieci anni fa «l'austerità fa male» era una fake news, ma solo su ByoBlu chi voleva argomentarla poteva trovare spazio e il Paese dovrebbe essere grato a chi ha consentito di anticipare i tempi del dibattito, dicendo dieci anni prima quello che oggi ci ricorda il signor Presidente del Consiglio dei ministri. (Applausi).

Vorrei fare quindi un'ultima sottolineatura prima della richiesta, che sia motivo di orgoglio per tutti noi: dal 24 marzo è finalmente operativa la web tax. Questo significa che l'Italia è riuscita a imporre una norma di civiltà ai giganti del web, dove l'Europa è ancora in ritardo e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in grande ritardo. Si può avere perciò a livello di Stati nazionali un'interlocuzione; approfittiamone per una riscossa di civiltà non solo sul piano fiscale, ma anche su quello dei diritti fondamentali, come quello della libertà di espressione. Arrivo alla richiesta, ringraziandola per il tempo che mi ha accordato. Siamo un ramo del Parlamento sensibile a questi temi, guidati da una giurista sensibile e illuminata come lei; le chiedo di poter incardinare un dibattito su di essi che possibilmente giunga a una risoluzione o comunque ad un atto di indirizzo del Governo in questo ambito, favorendo anche l'iter di un disegno di legge su questa materia che come contenuto minimo dovrebbe avere, come verificherò con il collega Moles, la richiesta di sottrarre e di schermare le testate giornalistiche registrate che sono sul web dal meccanismo delle segnalazioni, che sono il meccanismo utilizzato dalle squadracce digitali degli hater organizzati per far rimuovere i contenuti a loro sgraditi. (Applausi).

PRESIDENTE. Senatore Bagnai, la ringrazio per aver posto all'attenzione dell'Assemblea un tema così importante, che porrò all'attenzione della prossima Conferenza dei Capigruppo.

Resoconto stenografico intervento Presidente Bagnai (LEGA) in aula nella discussione sulla conversione del DL 21/09/2021, n 127.

 Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lav...