giovedì 31 dicembre 2020

RESOCONTO STENOGRAFICO di "Semina di odioh" n. (ind.) del 30/12/2020 - dopo l'intervento in Senato, Presidente Alberto Bagnai

Ci tengo a riportare il testo scritto di questo video, come di altri, perché ritengo importante mantenere nella memoria del "www" ("dannato www!" cit. Elioelst) alcune parole fondamentali per comprendere le dinamiche politiche, economiche e sociali odierne. "Verba volant, scripta manent", io aggiungerei: "Il www ricorda."



(qui link video YT)

"Mi sembra del tutto chiaro che, al di là della connaturata mancanza di senso dell'ironia e del congenito analfabetismo funzionale che può aver portato a, forse, fraintendere un passaggio del mio discorso di oggi, i motivi di certi attacchi strumentali devono essere ricondotti necessariamente al fatto che finalmente sono stati messi a verbale di un ramo del Parlamento i numeri di una catastrofe, e la catastrofe non è il covid. Il covid è ovviamente un evento molto grave, è ovviamente una catastrofe anch'esso, ma la catastrofe cui io accennavo era quella di cui non si doveva parlare mentre si stava svolgendo, e rispetto alla quale il covid, nella sua tragicità, ha fornito un utile scappatoia, perché ha consentito ai responsabili di uno stato delle cose disastroso, di sfuggire alle proprie responsabilità prendendo, per motivo di una catastrofe di ordine naturale, quei provvedimenti che si sarebbero tranquillamente dovuti prendere per motivo di una catastrofe interamente man made, cioè di origine umana, come l'ha definita Stiglitz, quindi mi sarà consentito di definirla così anche a me. E quello che evidentemente sfugge, e che evidentemente dava fastidio, e dà fastidio, e mi rendo conto che dia fastidio, nel discorso che ottenuto oggi al Senato, è il dato che tutti ignorano o vogliono ignorare, cioè che anche prima del covid la crisi in cui eravamo immersi per il modo in cui era gestita, stava durando più del doppio, in termini ovviamente di depressione economica di tempo fra la caduta e la risalita del PIL, più del doppio della crisi, certo di natura completamente diversa, ma altrettanto certamente di natura molto peggiore e molto più distruttiva, come i due principali eventi bellici del secolo scorso. In entrambi i casi il recupero del PIL in Italia ha richiesto dieci anni, mentre noi ci avremmo forse messo 21 anni a ritornare al livello del PIL del 2007, se non fosse intervenuta questa ulteriore catastrofe naturale. Per quello che possiamo capire adesso, con l'intervento di questa catastrofe naturale, i tempi per tornare al PIL del 2007 si allungano, si allungano ancora e si allungano quasi a, diciamo, nelle statistiche che se la semplice e  il grossolano scenario che vi ho proposto, che è uno scenario grossolano, perché nulla, diciamo, ci consente di legittimare scientificamente come particolarmente robusto uno scenario basato sul tasso di crescita degli ultimi vent'anni, ma il tasso di crescita degli ultimi vent'anni per definizione è quello che noi abbiamo potuto ottenere all'interno di un certo insieme di regole quindi, senza voler dare crismi di particolare scientificità a questo esercizio, certo è che con il tasso di crescita medio che siamo riusciti a ottenere dal '99 al 2019 ci vorrebbero adesso, non più altri due, ma altri 38, in totale sarebbero trentotto gli anni per tornare al livello del 2007. E capite che questo è oggettivamente un grosso problema: significa avere sostanzialmente perso due generazioni, perché attenzione tornare al livello del 2007 non significa dire la crisi è finita. Perché se noi non so nel 2042 saremo al PIL del 2007 - o quello che è - se dovremo arrivare agli anni '40 del secolo per ritornare agli anni zero del secolo in termini di PIL, intanto ritengo molto improbabile che la popolazione italiana possa sopportare questo livello di stress economico senza che dei gravi disordini sociali si manifestino, e in secondo luogo quando anche la straordinaria pazienza, tenacia, il carattere, la tempra del popolo italiano gli consentisse di sopportare questo stress, resterebbe sempre il fatto che ritornare al livello del 2007 in qualche punto degli anni quaranta o primi anni 50 di questo secolo, non vorrebbe dire essere fuori dalla crisi, vorrebbe dire aver perso appunto 38 anni. Allora, qui dobbiamo dobbiamo capirci: c'è radicalmente qualcosa che non va, e quella qualcosa che non va lo sappiamo che cos'è, lo sappiamo che cos'è, lo abbiamo descritto, c'è un dibattito scientifico, negli altri Paesi c'è anche un dibattito sui media, come sapete. In particolare tutto l'insieme delle regole fiscali, nate per combattere l'inflazione, evitando eccessi di domanda e misurando però il potenziale di offerta di beni con dei criteri assolutamente astrusi come media storica del PIL passato, questo, ne abbiamo parlato nel blog, se siete su Twitter, c'è un economista austriaco piuttosto efficace nel descriverlo che è Philipp Heimberger. Questo modo di disciplinare la politica fiscale facendo riferimento al prodotto potenziale, è questo che ci ha totalmente privato di crescita. Ma attenzione, fra l'altro qui anche c'è una cosa che va anche chiarita, cioè noi siamo stati il Paese che è cresciuto di meno, ma il secondo Paese cresciuto di meno prima della crisi, ricordo a tutti che era la Germania, cioè questa cosa non ha fatto bene né a noi né a loro - ovviamente in misure diverse, insomma, il discorso è ampio se ve l'ho dovuto spiegare in due libri da 400 pagine è chiaro che non posso spiegarvelo in una diretta da un quarto d'ora -. Ma il punto su cui vorrei insistere è quello del dato, cioè, attenzione, perché il covid rischia di falsare la nostra prospettiva in un modo particolarmente insidioso: in primo luogo perché rischia di farci pensare che prima le cose andassero bene, e no prima le cose bene non andavano, non risulta che le cose andassero bene prima, prima le cose andavano abbastanza male, tanto male che - torno a dire - eravamo sott'acqua con la prospettiva di restarci sostanzialmente, per altri sostanzialmente 20 anni sotto al livello del PIL del 2007, quindi le cose non andavano bene e non dobbiamo dimenticarci, perché altrimenti abbiamo una prospettiva falsata, e il secondo modo in cui questa crisi sanitaria, ed economica conseguentemente, falsa la nostra prospettiva è quello di offrire agli artefici del disastro economico che era precedente, la scappatoia di dire che la colpa è del virus, e invece non è del virus, o per meglio dire non è solo del virus. E se noi adesso entriamo per l'ennesima volta nella logica dell'urgenza, nella logica del fate presto, nella logica delle riforme, se noi ricominciamo a nutrirci di questo pensiero magico, se noi non facciamo la vera riforma strutturale, che è la riforma delle regole europee che hanno impedito a noi e ad altri di crescere, se noi non facciamo questa, che l'unica vera riforma strutturale che ci serve, poi dopo sulle altre si può discutere, ma che questa sia necessaria è indiscutibile, andiamo incontro a difficoltà che non saranno più confinabili alla sfera dell'economico, ma investiranno necessariamente la sfera del sociale, la sfera dell'ordine pubblico, la sfera dei rapporti internazionali anche. Però tutto questo è talmente ovvio che nessuno sembra volerlo stare a sentire e anche gli ordini di grandezza coinvolti in questo ragionamento sono in tutta evidenza ignoti alle persone, no? E' chiaro che quando ci fu il passaggio del fronte l'Italia venne rasa al suolo nella seconda guerra mondiale e che quindi il crollo del PIL dall'inizio fino al punto più basso fu di oltre il 45 per cento, noi non abbiamo a che fare con un fenomeno simile, il punto più basso forse lo abbiamo raggiunto quest'anno e sarà di meno 9 per cento, non di meno 45 per cento. Ma è anche chiaro che ci siamo privati di una serie di strumenti che possono consentire la nostra economia di ripartire, e un dibattito su questo tema non sembra annunciarsi all'orizzonte. Era già stato aperto un prima della crisi pandemica un tavolo, una conferenza sul futuro dell'Europa, eccetera eccetera, però, al di là dei toni sempre insomma abbastanza retorici, questa retorica sempre abbastanza vuota - ma a mio personale avviso insomma... - non è che fosse chiarissimo, diciamo, non si segnalava in modo netto l'esistenza di un qualche progetto di cambiamento della governance, d'altra parte, perdonatemi, che la governance non la si voglia cambiare è nelle cose ed è nei fatti: qui nessuno vi sta dicendo per esempio - a parte i pochi altri per esempio sulla verità questo viene detto - nessuno vi sta dicendo che i contributi a fondo perduto del recovery plan, più esattamente della Recovery and Resilience Facility saranno saldamente iscritti all'interno della procedura del semestre europeo, cioè il six pack e il Two Pack sono vivi e lottano insieme a noi, o più esattamente lottano contro di noi. Tutto quel balletto di regole, di verifiche. D'altra parte uno dice "beh ti danno i soldi è anche giusto che controllino l'uso che ci fai", sì il ragionamento in questo senso fila, ma il problema è che alla fine qualcuno magari capirà o si porrà il tema di capire se quei soldi invece non converrebbe tenerseli invece di darli per riaverli indietro, con allegato le istruzioni per l'uso, e di tenersi in quei normali soldi che abbiamo, che viaggiano senza un manuale di istruzioni per l'uso, no?, perché questo poi è il punto fondamentale. E la verità è che purtroppo qui c'è un problema culturale profondo che riguarda anche noi, e che ha una sua dignità e una sua fondatezza, ed è l'idea di un pezzo importante delle élite italiane che gli italiani non siano in grado di badare a se stessi, che tendenzialmente sprecherebbero i soldi che gli vengono assegnati, non so se avete sentito il discorso oggi di un importante leader della maggioranza in Senato, no?, c'era questo tema: "io non parteciperò al più grande spreco", e che quindi occorra il tutore, la balia. Per carità non è che manchino aneddoti e anche dati per confortare questa tesi, ma d'altra parte può uno statista accettare che il suo Paese in qualche modo sia destinato a vivere per sempre sotto tutela?, perché questo è il punto. Lo stesso eminente leader del centrosinistra in aula ha detto "fate presto, fate presto, presto e bene!" - che raro viene, ma lui non lo sa... - "fate presto, perché poi dopo i cancelli dell'Europa potrebbero chiudersi", ma scusate tanto: ma noi possiamo accettare di partecipare a un progetto politico in cui l'apertura e la chiusura dei cancelli li dobbiamo subire come un dato esogeno indipendente dal nostro interesse, indipendente dalla nostra situazione oggettiva, voglio dire noi per partecipare a questo bello spettacolo, per assistere a questo bello spettacolo, perché non sempre partecipiamo, ma già per assistere paghiamo un signor biglietto di alcuni miliardi l'anno, no?, quindi voglio dire... A me ha veramente colpito il passaggio fatto in aula secondo cui "dobbiamo sbrigarci perché poi, se l'Europa decide", cioè un progetto politico che dovrebbe avere una sua dimensione democratica e che quindi dovrebbe in qualche modo avere dei meccanismi di condivisione delle decisioni, viene presentato come una divinità orientale così dispotica, capricciosa, che se decide chiude i rubinetti e noi dobbiamo accettarlo e anzi dobbiamo fare presto per evitare che arrivi quel momento. Al di fuori delle metafore qui c'è un tema che è del tutto evidente: come ho sottolineato in aula, il punto non è quanto dura la sospensione delle regole, o per meglio dire, qui c'è un aspetto che tutti vogliono ignorare e che è determinante, ovvero di chi deciderà quando le regole si applicheranno, il punto è di non ricominciare ad applicare delle regole che hanno fallito per 20 anni, se lo si vorrà fare sarà, mi vuole dirlo, perché capisco che queste parole possono dar fastidio a qualcuno, ma sarà un'evidente dichiarazione di guerra, perché in un certo senso chi sono stati i vincitori e perdenti di quelle regole si sa, a tal punto che i vincitori si sono scusati con i perdenti quando hanno avuto paura di un contraccolpo politico, cioè quando hanno avuto paura sostanzialmente di noi, della lega, d'accordo?, se ne sono scusati dicendo "ah scusate l'austerità è stato un errore". Quindi chi sono le vittime di questo gioco si sa, allora se ricominci a giocarlo è perché puoi rifare delle vittime. Ma queste riflessioni che secondo me sono abbastanza banali anche, credo, lecite in un dibattito politico, nessuno le fa, nessuno le fa, e noi assistiamo al paradosso di vedere banchieri centrali olandesi, politici belgi, politici tedeschi, che si pongono il problema di come le regole ci hanno danneggiato, e che si pongono loro nella nostra ottica, chiedendosi come possono venirci incontro per, in qualche modo, compensare questo stato delle cose che fra regole fiscali moneta unica ci danneggia, loro si pongono il problema e i nostri governanti che quando gli fai notare che l'insieme della governance ha prodotto questi bei risultati, beh cominciano ad abbaiare, come avete visto, avrete visto, vedrete, starete venendo. E non so, io onestamente, lo dico con con un grande, con grande dolore, perché sapete che cerco di vedere sempre il mio Paese e di valorizzarlo positivamente, ma se devo analizzarlo sulla base della qualità del dibattito che qui si sta svolgendo, e, devo dire che questo è dibattito è malsano, è un dibattito malsano. Io mi chiedo perché il nostro paese non possa avere un dibattito sano come quello che, grazie ai media digitali, vediamo svolgersi in altri Paesi dove le cose si possono dire, qua invece ci sono delle cose che non si possono dire, e questo diciamo così non è il viatico né verso una situazione politica stabile, né verso una situazione economica prospera. Però questo è il tempo in cui si è dato vivere, alla fine il 2020 lo lasciamo dietro le spalle credo abbastanza volentieri, anche qui su scala storica insomma ci sono stati anni molto molto peggiori, non è neanche il caso di fare esempi per evitare che si scatenino strane sensibilità dall'una o dall'altra parte, questo non significa che dobbiamo relativizzare tutto, non significa che va tutto bene, no, non va tutto bene dobbiamo continuare a restare attenti e dobbiamo difendere però, prima di ogni altra cosa, la nostra libertà, soprattutto la nostra libertà, soprattutto della nostra libertà di espressione, perché poi guardate, io mi rendo conto che, che ne so, molti di voi si sono resi conto che qualcosa non andava quando è arrivata la mascherina, che onestamente, diciamo, non voglio scatenare questo dibattito, ma come dire, che qualcosa non andasse era sufficientemente chiaro anche prima a chi aveva aperto un dibattito qui in Italia, e il problema è che se ti viene impedito di parlare, d'accordo?, nessuna, nessuna libertà potrà essere difesa nel momento in cui si aggredisce la libertà di espressione, del pensiero. Questo è, diciamo, credo che sia abbastanza intuitivo, però nel caso non lo fosse pensateci su, magari scrivetemi quello che ne pensate, ma ecco diciamo voglio porre delle gerarchie fra diritti e fra libertà, ma pensateci un attimo sopra. Vabbè adesso vado che ho due riunioni."


------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


"Questo modo di disciplinare la politica fiscale facendo riferimento al prodotto potenziale, è questo che ci ha totalmente privato di crescita."


"E' chiaro che quando ci fu il passaggio del fronte l'Italia venne rasa al suolo nella seconda guerra mondiale e che quindi il crollo del PIL, dall'inizio fino al punto più basso, fu di oltre il 45 per cento. Noi non abbiamo a che fare con un fenomeno simile, il punto più basso forse lo abbiamo raggiunto quest'anno, e sarà di meno 9 per cento, non di meno 45 per cento. Ma è anche chiaro che ci siamo privati di una serie di strumenti che possono consentire la nostra economia di ripartire, e un dibattito su questo tema non sembra annunciarsi all'orizzonte."


"Il covid, nella sua tragicità, ha fornito un utile scappatoia, perché ha consentito ai responsabili di uno stato delle cose disastroso, di sfuggire alle proprie responsabilità, prendendo per motivo di una catastrofe di ordine naturale, quei provvedimenti che si sarebbero tranquillamente dovuti prendere per motivo di una catastrofe interamente 'man made', cioè di origine umana, come l'ha definita Stiglitz."


"Allora, qui dobbiamo capirci: c'è radicalmente qualcosa che non va, e quella qualcosa che non va lo sappiamo che cos'è, lo sappiamo che cos'è, lo abbiamo descritto, c'è un dibattito scientifico, negli altri Paesi c'è anche un dibattito sui media, come sapete. In particolare tutto l'insieme delle regole fiscali, nate per combattere l'inflazione, evitando eccessi di domanda e misurando però il potenziale di offerta di beni con dei criteri assolutamente astrusi come media storica del PIL passato."


"E se noi adesso entriamo per l'ennesima volta nella logica dell'urgenza, nella logica del fate presto, nella logica delle riforme, se noi ricominciamo a nutrirci di questo pensiero magico, se noi non facciamo la vera riforma strutturale, che è la riforma delle regole europee che hanno impedito a noi e ad altri di crescere, se noi non facciamo questa, che l'unica vera riforma strutturale che ci serve, poi dopo sulle altre si può discutere, ma che questa sia necessaria è indiscutibile, andiamo incontro a difficoltà che non saranno più confinabili alla sfera dell'economico, ma investiranno necessariamente la sfera del sociale, la sfera dell'ordine pubblico, la sfera dei rapporti internazionali anche."


"D'altra parte, perdonatemi, che la governance non la si voglia cambiare è nelle cose ed è nei fatti: qui nessuno vi sta dicendo per esempio - a parte pochi altri, per esempio sul "la verità" questo viene detto - nessuno vi sta dicendo che i contributi a fondo perduto del recovery plan, più esattamente della Recovery and Resilience Facility saranno saldamente iscritti all'interno della procedura del semestre europeo, cioè il six pack e il Two Pack sono vivi e lottano insieme a noi, o più esattamente lottano contro di noi."


"E la verità è che purtroppo qui c'è un problema culturale profondo che riguarda anche noi, e che ha una sua dignità e una sua fondatezza, ed è l'idea di un pezzo importante delle élite italiane che gli italiani non siano in grado di badare a se stessi, che tendenzialmente sprecherebbero i soldi che gli vengono assegnati"


"Può uno statista accettare che il suo Paese in qualche modo sia destinato a vivere per sempre sotto tutela?"


"Ma noi possiamo accettare di partecipare a un progetto politico in cui l'apertura e la chiusura dei cancelli li dobbiamo subire come un dato esogeno indipendente dal nostro interesse, indipendente dalla nostra situazione oggettiva, voglio dire noi per partecipare a questo bello spettacolo, per assistere a questo bello spettacolo, perché non sempre partecipiamo, ma già per assistere paghiamo un signor biglietto di alcuni miliardi l'anno, no?"


"Cioè un progetto politico che dovrebbe avere una sua dimensione democratica e che quindi dovrebbe in qualche modo avere dei meccanismi di condivisione delle decisioni, viene presentato come una divinità orientale così dispotica, capricciosa, che se decide chiude i rubinetti e noi dobbiamo accettarlo e anzi dobbiamo fare presto per evitare che arrivi quel momento."


"Come ho sottolineato in aula, il punto non è quanto dura la sospensione delle regole, o per meglio dire, qui c'è un aspetto che tutti vogliono ignorare e che è determinante, ovvero di chi deciderà quando le regole si applicheranno, il punto è di non ricominciare ad applicare delle regole che hanno fallito per 20 anni, se lo si vorrà fare sarà, mi duole dirlo, perché capisco che queste parole possono dar fastidio a qualcuno, ma sarà un'evidente dichiarazione di guerra, perché in un certo senso chi sono stati i vincitori e perdenti di quelle regole si sa, a tal punto che i vincitori si sono scusati con i perdenti quando hanno avuto paura di un contraccolpo politico, cioè quando hanno avuto paura sostanzialmente di noi, della lega, d'accordo?, se ne sono scusati dicendo "ah scusate l'austerità è stato un errore". Quindi chi sono le vittime di questo gioco si sa, allora se ricominci a giocarlo è perché puoi rifare delle vittime"


"Ma queste riflessioni che secondo me sono abbastanza banali anche, credo, lecite in un dibattito politico, nessuno le fa, nessuno le fa, e noi assistiamo al paradosso di vedere banchieri centrali olandesi, politici belgi, politici tedeschi, che si pongono il problema di come le regole ci hanno danneggiato, e che si pongono loro nella nostra ottica, chiedendosi come possono venirci incontro per, in qualche modo, compensare questo stato delle cose che fra regole fiscali moneta unica ci danneggia, loro si pongono il problema e i nostri governanti che quando gli fai notare che l'insieme della governance ha prodotto questi bei risultati, beh cominciano ad abbaiare, come avete visto, avrete visto, vedrete, starete venendo."


"Però questo è il tempo in cui si è dato vivere [...] questo non significa che dobbiamo relativizzare tutto, non significa che va tutto bene, no, non va tutto bene dobbiamo continuare a restare attenti e dobbiamo difendere però, prima di ogni altra cosa, la nostra libertà, soprattutto la nostra libertà, soprattutto della nostra libertà di espressione, perché poi guardate, io mi rendo conto che, che ne so, molti di voi si sono resi conto che qualcosa non andava quando è arrivata la mascherina, che onestamente, diciamo, non voglio scatenare questo dibattito, ma come dire, che qualcosa non andasse era sufficientemente chiaro anche prima a chi aveva aperto un dibattito qui in Italia, e il problema è che se ti viene impedito di parlare, d'accordo?, nessuna, nessuna libertà potrà essere difesa nel momento in cui si aggredisce la libertà di espressione, del pensiero."


Nessun commento:

Posta un commento

Resoconto stenografico intervento Presidente Bagnai (LEGA) in aula nella discussione sulla conversione del DL 21/09/2021, n 127.

 Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lav...