INTERVENTI PRESIDENTE BORGHI, ONOREVOLE GARAVAGLIA IN COMMISSIONE BILANCIO 14/12/2020 sulla discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio:
Qui sotto riporto alcuni degli interventi del Presidente Borghi e dell'Onorevole Garavaglia durante i lavori sulla discussione degli emendamenti alla Legge di Bilancio in Commissione Bilancio (V), dal momento che la seduta è durata 9 ore e lo stenografico (che trovate intero qui) consta di 52 pagine di cui 36 solo per la seduta in Commissione Bilancio.
Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’ordine dei lavori, si limita a osservare che la lunga serie di proposte emendative sinora accantonate non deve distogliere l’attenzione dal fatto che tra di esse figura anche l’articolo aggiuntivo Magi 21.017, recante misure a sostegno della canapa. A tale ultimo proposito, chiarisce la totale contrarietà della Lega rispetto alla citata proposta emendativa, che, qualora dovesse essere in qualche forma approvata, comprometterebbe inevitabilmente l’approccio collaborativo sinora manifestato dalle forze di opposizione nell’esame del provvedimento.
Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’articolo aggiuntivo Garavaglia 35.054, di cui è cofirmatario, rileva come esso sia volto a porre rimedio a quello che a suo avviso è un vero e proprio falso in bilancio posto in essere da questo Governo e, in particolare, dal Ministro dell’economia e delle finanze, Gualtieri, che reputa del tutto incompetente. Ritiene che, in un periodo in cui non vige il patto di stabilità, sia del tutto insensato nascondere il debito dello Stato, come invece sta facendo questo Governo, con una serie di misure che inducono a sottostimarlo. Si riferisce, in primo luogo, al differimento del pagamento delle imposte, sottolineando come, dal momento che tali imposte sono soltanto differite e non cancellate, esse costituiscono un credito la cui effettiva esigibilità appare aleatoria. Richiama, inoltre, l’attenzione sui 40 miliardi di Patrimonio destinato previsto dal cosiddetto « decreto rilancio » che, come rilevato anche dal presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Pisauro, in sede di audizione, sono destinati a produrre debito in futuro. Sottolinea altresì come siano destinati a produrre maggior debito in futuro anche i crediti d’imposta, nel momento in cui verranno riscossi dai contribuenti, nonché la garanzia totale prestata dallo Stato per i crediti nei confronti delle piccole e medie imprese, in quanto nel momento in cui molte di queste imprese falliranno si determinerà un aumento del deficit e del debito pubblico. Rileva come in assenza di un intervento correttivo di pulizia del bilancio, volto a rendere il bilancio stesso veritiero, i futuri Governi rischieranno di trovarsi nella stessa situazione in cui si trovò il Governo greco di Papandreou e di subire l’intervento dell’Unione europea e l’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità, grazie anche al cambiamento di posizione al riguardo del MoVimento 5 Stelle. Stigmatizza con forza l’irresponsabilità delle scelte che si stanno compiendo, ribadendo di ritenere che quando emergeranno i debiti che ora non sono in bilancio l’Italia verrà avviata sulla strada della Grecia. Dichiara di svolgere queste considerazioni in sede parlamentare affinché nessuno possa sostenere in futuro di non essere stato consapevole della gravità delle conseguenze delle scelte che si stanno compiendo in questo momento e che pongono le basi per la rovina del Paese. Ribadisce come l’unica scelta possibile in questo momento, in cui i vincoli dell’Unione europea alla spesa pubblica sono meno restrittivi, sia quella di una pulizia totale del bilancio, volta a far emergere i debiti che invece ora vengono nascosti
Massimo GARAVAGLIA (LEGA), intervenendo sul contenuto dell’emendamento in discussione, rileva come in una situazione di generalizzata crisi economica e di liquidità il primo intervento da compiere da parte dello Stato sia quello di pagare i propri debiti. Ricorda come nel cosiddetto « decreto rilancio » siano stati stanziati 12 miliardi di euro per il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione e sottolinea come l’articolo aggiuntivo in esame sia volto a prevedere la compensazione per un importo pari ad un miliardo di euro, vale a dire ad appena un dodicesimo di quanto stanziato con il « decreto rilancio ». Osserva come di tale stanziamento di 12 miliardi non sia stato speso alcunché e rileva pertanto come lo Stato, in una situazione devastante per i conti pubblici, si sia sostanzialmente indebitato inutilmente. Ricorda la vicenda del decreto-legge n. 35 del 2013 per il pagamento dei debiti emersi in ambito sanitario, e, sottolineando come tutte le regioni a statuto ordinario eccetto la Lombardia abbiano attivato la relativa procedura, richiama la propria esperienza di assessore della regione Lombardia, rilevando come al pagamento dei debiti si sia fatto fronte assicurando l’effettiva rispondenza delle risorse disponibili a quanto riportato nel bilancio. Osserva, infatti, come il mancato pagamento dei debiti commerciali da parte della pubblica amministrazione derivi dal fatto che i bilanci delle pubbliche amministrazioni in molti casi non sono veritieri, risultando in cassa risorse che in realtà non sono disponibili, e cita al riguardo il caso degli introiti derivanti dalle sanzioni per le violazioni del codice della strada, che figurano nei bilanci di molti enti senza che siano stati effettivamente incassati. Sottolinea come i 12 miliardi previsti dal « decreto rilancio » non siano stati spesi perché manca la certificazione del debito da parte dell’ente, in quanto se l’ente certificasse il debito renderebbe evidente che non vi sono fondi disponibili, che pure risultano in bilancio, e che, pertanto, il bilancio non è veritiero. Osserva conclusivamente con amarezza come numerose imprese rischino di fallire perché lo Stato non è in grado di pagare i propri debiti.
Massimo GARAVAGLIA (LEGA), illustrando l’articolo aggiuntivo 44.043 a sua prima firma, dichiara che esso interviene sulla SIAE che è un ente molto più costoso che utile, di cui dovrebbe prospettarsi la chiusura. In particolare, rileva che la proposta emendativa è volta a riconoscere agli esercenti che sono rimasti chiusi a causa delle misure restrittive un contributo per il pagamento degli abbonamenti di musica d’ambiente SIAE. Evidenziando che l’onere derivante dalla misura potrebbe essere meno consistente con una eventuale delimitazione della platea dei beneficiari, chiede quantomeno ai relatori e al Governo l’accantonamento della proposta emendativa.
Massimo GARAVAGLIA (LEGA) evidenzia come il divieto di licenziamento applicato al settore edile ponga ulteriori gravami a una filiera già molto provata dalla crisi. Osserva inoltre che il fallimento degli imprenditori edili comporterà danni anche per lo Stato, il quale non potrà più godere delle entrate fiscali che provengono da questo comparto.
Massimo GARAVAGLIA (LEGA), rammentando come diverse proposte emendative riguardanti le politiche attive del lavoro siano state accantonate, illustra l’articolo aggiuntivo a sua prima firma 57.036, con il quale si propone di attribuire ai disoccupati un voucher da utilizzare come contributo per la ricerca di un’occupazione. L’interessato avrebbe la possibilità di utilizzare il voucher alternativamente presso i Centri per l’impiego, l’ANPAL o le imprese private che si occupano di far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro. Ritiene che in tal modo si potrebbe creare una sana concorrenza tra pubblico e privato nell’attività di aiuto alla ricerca dell’occupazione e inoltre si eviterebbe lo sperpero di risorse pubbliche attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per effettuare studi che non ottengono alcun risultato in ter- mini di lotta alla disoccupazione.
Massimo GARAVAGLIA (LEGA) illustra le finalità dell’emendamento Durigon 68.17, di cui è cofirmatario, volto perlomeno ad apportare i necessari correttivi all’attuale disciplina del reddito di cittadinanza, in particolare allo scopo di prevedere che i loro percettori debbano accettare le offerte di lavoro di cui risultassero destinatari, anche in deroga al vigente parametro della congruità dell’offerta medesima. Nel rilevare come la pratica applicazione dello strumento risenta assai negativamente dell’insoddisfacente funzionamento dei centri per l’impiego, stigmatizza l’ulteriore rifinanziamento del Fondo finalizzato alla cor- responsione del reddito di cittadinanza, in assenza di alcuna prestazione di qualsivoglia servizio od attività di pubblica utilità fornita dai loro percettori.
Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo per dichiarazione di voto sull’emendamento Durigon 68.17, ritiene che l’affermazione del relatore Fassina, secondo cui occorre aspettare a dare un giudizio sulla misura del reddito di cittadinanza poiché nella fase attuale non c’è sufficiente offerta di lavoro, sottenda un’idea semplicistica del lavoro. A suo avviso, infatti, nel nostro Paese non manca l’opportunità di lavorare, come dimostrato, ad esempio, dalle numerose opere che necessitano manutenzione. Ricorda che, quando fu istituita la misura del reddito di cittadinanza, la tollerò poiché essa rappresentava pur sempre una politica di tipo espansivo, contribuendo a mettere in circolazione maggiore liquidità. Tuttavia, ritiene intollerabile cercare di camuffare i risultati dell’attuazione del reddito di cittadinanza dicendo che in Italia mancano le opportunità lavorative. Crede, inoltre, che, alla luce del fatto che attualmente lo stipendio medio offerto a chi cerca lavoro è di 500 euro, le richieste di accedere al reddito di cittadinanza non faranno che aumentare. In proposito, ricorda che all’inizio degli anni duemila la Germania, contestualmente all’aumento dell’immigrazione, ha introdotto una misura simile al reddito di cittadinanza italiano allo scopo di provocare una deflazione salariale e ciò ha prodotto un aumento dei licenziamenti ed enormi divaricazioni tra i redditi più ricchi e quelli più poveri. A suo avviso, poi, si sbaglia chi crede che, esaurita la crisi sanitaria e con le risorse del Recovery Fund, vi sarà una fase di consistente ripresa per il nostro Paese. Al riguardo evidenzia che le concessioni europee sul pareggio di bilancio non dureranno a lungo e, quando finiranno, l’Unione europea chiederà all’Italia di tornare velocemente sul percorso di rientro dal disavanzo, ad esempio attuando una revisione della misura del reddito di cittadinanza. Teme, pertanto, che il disegno di legge di bilancio del prossimo anno sarà caratterizzato da una serie di misure restrittive, tra cui tagli di spese e aumenti di imposte. A suo avviso, per scongiurare questa eventualità occorre continuare a produrre deficit fino a che nel nostro Paese si stabilizzi una reale crescita economica, anche andando contro le richieste europee.
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