venerdì 7 maggio 2021

Resoconto stenografico seduta n. 324 del 06/05/2021, intervento per Dichiarazione di voto del Pres Bagnai

 BAGNAI (L-SP-PSd'Az). Signor Presidente, giunge oggi al termine una vicenda legislativa che è nata in un clima economico e politico completamente diverso, sul quale varrà forse la pena di spendere qualche parola proprio per motivare il voto favorevole che ci accingiamo ad esprimere.

Vorrei intanto cominciare ringraziando i colleghi delle Commissioni riunite che mi hanno accompagnato nel percorso di conversione del decreto-legge; un percorso che, con un garbato eufemismo, mi permetto di definire accidentato. In un periodo in cui le regole - le cosiddette regole - che poi sono quelle che a sinistra una volta si sarebbero chiamati i rapporti di forza, si stanno sbriciolando - come da noi più volte auspicato e preconizzato - lasciatemi dedicare un commosso pensiero di solidarietà al Regolamento, che invece spero resti saldo a tutela di tutti, soprattutto a tutela di quel bene prezioso che, se purtroppo è veramente razionato dalla natura, è il nostro tempo.

Tempestività non fa rima con frettolosità e nemmeno con arbitrarietà, ma scordiamoci questa esperienza.

Il percorso del provvedimento nasce il 15 gennaio scorso, quando il precedente Presidente del Consiglio presentò alle Camere una relazione ai sensi della legge n. 243 del 2012, chiedendo uno scostamento di bilancio da 32 miliardi. Il presupposto dell'intervento era l'introduzione di nuove misure restrittive che erano state prese a dicembre e poi consolidate con il decreto-legge n. 2 del 2021 e con il DPCM del 14 gennaio.

La finalità era quella di fornire un ulteriore sostegno alle categorie colpite dalle misure restrittive, che si riteneva sarebbero state relativamente transitorie. Sappiamo poi quali vicissitudini abbiano ritardato la spesa di quelle risorse.

La crisi di Governo ha portato a emanare il decreto-legge sostegni solo il 22 marzo scorso; sappiamo anche che le misure restrittive sono proseguite e sono ancora in vigore, con diversi gradi di intensità. La Lega, scegliendo con senso di responsabilità di sostenere questo Esecutivo non di unità ma di salvezza nazionale, è riuscita imprimere a questo provvedimento la sua cifra di buon senso e di concretezza. Se da qualche mese non sentiamo più parlare di codici Ateco, è perché questo provvedimento accoglie, fra le altre, una nostra specifica richiesta più volte espressa in queste Aule (Applausi). Anche l'innalzamento del tetto di fatturato da 5 a 10 milioni, pur con i limiti che l'arbitrarietà di qualsiasi soglia definita porta con sé, ha contribuito ad allargare la platea dei beneficiari e segue una nostra richiesta. Infine, a più di un anno dall'inizio della crisi e con la tempestività di analisi dei dati offerta dalla fatturazione elettronica, non aveva più senso ricorrere a un criterio di idoneità arbitrario come il calo di fatturato nel solo mese di aprile, che penalizzava ingiustamente tante attività caratterizzate da andamento stagionale. Anche il criterio di idoneità del mese di aprile, da noi sempre contestato, è stato aggiornato e migliorato nel provvedimento in esame, prendendo come riferimento il fatturato non di un mese, ma il fatturato medio mensile.

Altra e non meno importante richiesta che la Lega aveva avanzato fin dal mese di novembre è l'anno bianco contributivo, che nel provvedimento in esame viene rifinanziato con esonero dai contributi previdenziali minimi dei lavoratori autonomi colpiti da un calo di fatturato. Tale misura affianca quelle prese a tutela del lavoro dipendente con il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali.

Non desidero però addentrarmi negli infiniti dettagli della misura. Siamo ormai abituati a provvedimenti di urgenza che hanno le dimensioni di una legge di bilancio. Ma, se volessimo discuterli adeguatamente, dovremmo riformare il Regolamento dando alla discussione altri tempi. L'elenco delle tante cose fatte in Parlamento, sia pure con risorse limitate per migliorare il decreto-legge, è stato fatto in discussione generale. Vorrei dire con chiarezza che credo siamo tutti consapevoli dei limiti che anche questa misura necessariamente porta con sé e siamo naturalmente grati all'opposizione che, svolgendo il suo ruolo, ci aiuta in questa importante crescita di consapevolezza. I limiti della misura derivano in primo luogo dal fatto di essere stata concepita in tempi in cui si riteneva che le misure restrittive sarebbero state più circoscritte nel tempo e dal fatto che una crisi di Governo ha ritardato l'erogazione dei fondi. Dobbiamo però contestare e distanziarci da polemiche sterili come quella che, equivocando spregiudicatamente sul criterio di idoneità definito sulla media annua del fatturato mensile, ha accusato questo Governo di voler compensare con un indennizzo irrisorio la perdita di fatturato del 2020. L'indennizzo, in effetti, andrebbe commisurato ai mesi di ulteriori clausura previsti al momento in cui lo stanziamento è stato disposto (dicembre-gennaio) e non all'anno 2020. I numeri ci dicono che con il provvedimento in discussione questo Governo ha dedicato ai contributi a fondo perduto una somma pressoché identica a quella che il precedente Governo aveva allocato in quattro decreti-legge (Applausi). Inoltre, è già in arrivo il primo provvedimento interamente concepito dal Governo in carica, il secondo decreto-legge sostegni, finanziato da uno scostamento da 40 miliardi e indirizzato al mondo dell'impresa. Questi sono i numeri di questo Governo e questo è un cambio di passo documentabile.

Dopodiché, senza tema di compromettere la serenità del clima esterno e interno a quest'Aula, mi permetto di osservare quello che tutti sappiamo e che la stessa relazione sullo scostamento del 15 aprile dice con chiarezza: l'esperienza dimostra che il rimbalzo del PIL può essere molto forte non appena la vita sociale, economica e culturale si riavvicina alla normalità. Ecco: normalità, proporzionalità degli interventi. Se guardo in alto, oltre il velario che riporta le effigi dei padri della nostra civiltà giuridica, vedo più su affacciarsi da una nuvoletta l'inconfondibile fisionomia sorniona di Giorgio Gaber e mi immagino il suo divertimento nel constatare che oggi, oltre al culatello o alla giacca, anche certe molecole sono di destra, mentre, oltre alla mortadella o ai jeans, anche chiudere è di sinistra (Applausi). Chiedo scusa ai colleghi progressisti per lo psicoreato di utilizzo abusivo di una loro icona, ma assicuro che è stato fatto a fin di bene, per attirare la loro e la nostra attenzione su un punto.

Auspico che la verifica sull'efficacia e la fondatezza delle misure di intervento non farmaceutico (cioè sostanzialmente delle chiusure, per capirci), che la Lega ha chiesto e ottenuto per metà maggio, possa svolgersi in un clima sereno e nutrirsi di valutazioni basate sui fatti e sulla letteratura scientifica vera, non su quella dei talk show. Abbiamo visto un'altra stagione di guitti da talk show, quelli che difendevano l'austerità; viene da dire che in questo caso la storia si è ripetuta, prima come farsa e ora come tragedia. Il vero sostegno all'economia sarà liberarla, naturalmente laddove ci sia un fondamento scientifico per farlo; ma questo fondamento non ci sarà se il dibattito si fossilizzerà su preconcetti ideologici, quelli verso cui Gaber manifestò divertita e motivata insofferenza, e se si confonderà la scienza con lo scientismo. (Applausi). Ve lo dico contro il mio interesse, perché, se invece si ragiona così (confondendo scienza e scientismo), poi si finisce come a Madrid; l'aspirazione alla libertà è incomprimibile e a chi ha voluto comprimerla, quale che ne fosse il motivo, la storia ha sempre presentato un conto salato, nel migliore dei casi in termini elettorali. Guardiamo quindi al futuro con fiducia, ma soprattutto con razionalità, e intanto votiamo favorevolmente questo provvedimento. (Applausi).

mercoledì 5 maggio 2021

UPDATE 2-EU debt limit of 60% no longer makes sense - ESM's Regling - 5/5/2021 REUTERS

 BRUSSELS, May 5 (Reuters) - The European Union’s public debt ceiling of 60% of gross domestic product no longer makes sense and should be revised as the EU reforms its fiscal rules, the head of the euro zone’s bailout fund Klaus Regling said on Wednesday.

EU law obliges governments to keep budget deficits below 3% of GDP and public debt below 60% of GDP to safeguard the stability of the common euro currency, now used by 19 members of the 27-nation bloc.

But since the two values were set in a protocol to the Maastricht Treaty in 1992, global economic realities have changed, prompting the EU to consider a revision of the rules that set the borrowing limits and enforce fiscal discipline.

The COVID-19 pandemic made the need for change all the more pressing, Regling, who runs the euro zone’s powerful European Stability Mechanism, told a seminar of the Belgian central bank.

“In my view the 3% deficit limit remains relevant, and that’s good because it’s also mentioned in the Treaty. But we need to think about the debt limit. Or I should say a debt target of 60%, which made sense when the Maastricht Treaty was negotiated, but it doesn’t make sense now,” he said.

The European Commission is to present its ideas for revising the EU’s fiscal rules, called the Stability and Growth Pact, towards the end of the year, focusing on the treatment of debt and investment and changes to what metrics are most relevant.


HIGH DEBT, LOW RATES

The final decision on how to change the rules will be in the hands of EU governments, most likely after talks in 2022 when the current rules will remain suspended to allow leeway in fighting the effects of the pandemic.

Regling said the average debt in the euro zone was now around 100% of GDP and sticking to the old rules that countries should reduce their debt ratio every year by 1/20th of what is above 60%, was not economically reasonable.

Another reason was that interest rates were much lower than in the 1990s and were unlikely to return to such levels in the foreseeable future.

“...therefore the debt-carrying capacity of governments is higher today than what was assumed in the Maastricht Treaty,” Regling said.

But he cautioned that economic growth rates were also lower now and governments faced rising pension, health and others costs due to an ageing society and climate change. (Reporting by Jan Strupczewski Editing by Gareth Jones)


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AGGIORNAMENTO 2 - Il limite del debito UE al 60% non ha più senso - Regling del MES.


BRUXELLES, 5 maggio (Reuters) - Il numero uno del fondo di salvataggio della zona euro (MES) Klaus Regling, mercoledì ha detto che il tetto sul rapporto debito-PIL del 60% imposto dall'UE non ha più senso, e dovrebbe essere rivisto intanto che l'UE riforma le sue regole fiscali.

I trattati dell'UE obbligano i governi a mantenere i deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL e il rapporto debito pubblico-PIL al di sotto del 60%, al fine di salvaguardare la stabilità della valuta comune dell'euro, ora utilizzata da 19 membri del blocco di 27 nazioni.

Ma da quando i due valori sono stati fissati in un protocollo al Trattato di Maastricht nel 1992, le realtà economiche globali sono cambiate, spingendo l'UE a prendere in considerazione una revisione delle regole che fissano i limiti di prestito e applicano la disciplina fiscale.

La pandemia COVID-19 ha reso la necessità di un cambiamento ancora più pressante, ha detto Regling, che gestisce il potente meccanismo europeo di stabilità della zona euro, a un seminario della banca centrale belga.

“A mio avviso, il limite di deficit del 3% rimane rilevante, e questo è positivo perché è menzionato anche nel Trattato. Ma dobbiamo pensare al limite del debito. O dovrei dire un obiettivo di debito del 60%, che aveva senso quando è stato negoziato il Trattato di Maastricht, ma non ha senso ora ", ha detto.

La Commissione europea presenterà le sue idee per la revisione delle regole di bilancio dell'UE, chiamate Patto di stabilità e crescita, verso la fine dell'anno, concentrandosi sul trattamento del debito e degli investimenti e sulle modifiche alle metriche più rilevanti.


DEBITO ELEVATO, TASSI BASSI

La decisione finale su come cambiare le regole sarà nelle mani dei governi dell'UE, molto probabilmente dopo i colloqui nel 2022, quando le regole attuali rimarranno sospese per consentire un margine di manovra nella lotta agli effetti della pandemia.

Regling ha affermato che il debito medio nella zona euro era ora intorno al 100% del PIL e attenersi alle vecchie regole secondo cui i paesi dovrebbero ridurre il loro rapporto debito / PIL ogni anno di 1/20 di ciò che è superiore al 60%, non era economicamente ragionevole.

Un altro motivo era che i tassi di interesse erano molto più bassi rispetto agli anni '90 ed era improbabile che tornassero a tali livelli nel prossimo futuro.

"... quindi la capacità di carico del debito dei governi è oggi superiore a quanto ipotizzato nel Trattato di Maastricht", ha detto Regling.

Ma ha avvertito che anche i tassi di crescita economica erano più bassi ora e che i governi hanno dovuto far fronte a costi crescenti di pensione, salute e altri a causa dell'invecchiamento della società e dei cambiamenti climatici. (Segnalazione di Jan Strupczewski Modifica di Gareth Jones)

Resoconto stenografico intervento Presidente Bagnai (LEGA) in aula nella discussione sulla conversione del DL 21/09/2021, n 127.

 Conversione in legge del decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127, recante misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lav...