Claudio BORGHI (LEGA), intervenendo sull’emendamento a sua prima firma 1.15, premette che non intende sollevare questioni politiche o assumere atteggiamenti provocatori. Ricorda che, se in una prima fase le misure di restrizione della libertà personale, al netto delle sentenze dei tribunali, sono state introdotte con lo strumento dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, a seguito dell’approvazione di un emendamento proposto dal collega Ceccanti al decreto-legge n. 19 del 2020 si è introdotta la prassi delle comunicazioni preventive alle Camere da parte del Governo. Tuttavia, il fatto che le misure restrittive siano ora introdotte utilizzando lo strumento del decreto-legge restringe notevolmente la possibilità per il Parlamento di intervenire a monte del processo decisionale, riducendo il proprio ruolo a una mera validazione delle scelte assunte dall’Esecutivo. Pertanto, per tutelare le prerogative del Parlamento, occorre garantire che nelle varie « cabine di regia » che definiscono le misure restrittive sia rappresentato anche il Parlamento: i parlamentari, infatti, devono assumersi la responsabilità politica delle scelte e rispondere alle legittime rivendicazioni delle categorie produttive. Dichiarandosi disponibile ad accedere a una riformulazione che salvaguardi la finalità della proposta emendativa in oggetto, ribadisce l’esigenza di coinvolgere adeguatamente gli organi parlamentari nelle attività dei comitati tecnici che, pur non avendo alcuna legittimità democratica – e in taluni casi anche scarsa competenza – assumono decisioni di impatto così rilevante sulla vita delle persone e sull’economia del Paese.
Claudio BORGHI (LEGA) ritiene che la procedura di consultazione cui è subordinata l’adozione dei decreti-legge, delineata dal suo emendamento, non pregiudichi l’esigenza di intervenire con tempestività per fronteggiare le conseguenze della pandemia. Al contrario, la sua proposta mira al coinvolgimento di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, anche quelle di minoranza che, nonostante quanto affermato dalla collega Rossini, non partecipano alla fase di formazione della decisione politica. Pertanto, avendo constatato che tutte le forze politiche concordano sulla necessità di affrontare il problema, ribadisce la richiesta di accantonare il suo emendamento 1.15, per verificare in quale modo, attraverso una riformulazione ovvero la trasformazione in un ordine del giorno, il tema possa trovare una soluzione.
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